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Viaggio nel padiglione Italia: dove si fabbricano Cristi in serie e si perde l'identità

 

Un "mondo magico" all'interno del padiglione Italia. Un mondo che mescola sacro e profano, con la riproduzione in serie di Cristi che lasciano interdetti. L'installazione tricolore dell'edizione 2017 della Biennale, curata da Cecilia Alemani, è un viaggio senza fronzoli in una realtà in cui l'identità si perde. Si moltiplica e perde unicità. Roberto Cuoghi ha trasformato gli spazi basilicali dell'Arsenale in una fabbrica di figure devozionali ispirate al testo medievale ascetico Imitatio Christi, che l'artista interpreta alla luce di quello che definisce un "nuovo materialismo tecnologico". La materia si modella, mostrando ciò che sta dietro alla potenza delle immagini (di cui la nostra società è pregna). L'opera, un'officina predisposta per la realizzazione integrale delle sculture, dal collaggio di materiale organico in un unico stampo fino alla fase di consolidamento, non produce mai lo stesso risultato, proponendo una dissociazione che sembra rispecchiare il nostro presente. Incanalato negli stessi modelli, ma sempre mutevole.

In "Senza titolo (la fine del mondo)" Giorgio Andreotta Calò ha concepito invece una grande installazione che divide il monumentale spazio dell'ambiente architettonico in due livelli, creando due mondi separati, complementari e opposti. Il visitatore accede all'opera dal livello inferiore, costituito da una "foresta" di tubi da ponteggio che sorregge una pattaforma di legno. Il tutto ricorda l'architettura di una chiesa a cinque navate. Ai pali sono attaccate una serie di conchiglie, a evocare un mondo sottomarino. In fondo alla stanza si sale su una scalinata: lì lo spettatore viene rapito dalla visione di una vasta distesa d'acqua, proprio in corrispondenza di dove ha camminato in precedenza. Il soffitto del padiglione si riflette e si ribalta nell'acqua, generando una visione vertiginosa e straniante. 

Adelita husni-Bey, infine, nel suo "The Reading", ha sviluppato l'opera attraverso un laboratorio collettivo con un gruppo di ragazzi selezionati grazie a un'open call. I ragazzi hanno riflettuto su ciò che più li vincola all'ambiente e allo sfruttamento della terra, sollevando coì una serie di interrogativi su estrazione, tecnologia, valore e vulnerabilità. Queste tematiche appaiono nel film sotto forma di tarocchi disegnati dall'artista stessa durante le recenti proteste della tribù di nativi americani Lakota contro la costruzione di un oleodotto nella riserva indigena di Standing Rock. Nel video la visione materialista, efficientista e capitalista, attraverso i tarocchi, si contrappone a un significato della Terra opposto: vista come materia contigua agli esseri umani, da proteggere e salvaguardare. 

IL COMMENTO DEL MINISTRO FRANCESCHINI - Un padiglione che sta riscuotendo un successo di presenze e di commenti positivi in questi giorni di vernice e che il ministro ha definito "molto bello. E' straordinario e gli darei un diedi e lode, anche se non sono un critico". Franceschini ha espresso un giudizio estremamente positivo su tutta la biennale di quest'anno che ha definito "bellissima" e di cui l'Italia deve essere orgogliosa". A tale proposito ha evidenziato che in questi giorni riservati alla stampa e agli addetti ai lavori si sono accreditati oltre cinquemila giornalisti da tutto il mondo: un indice di come sia sempre in crescita la tensione verso una realtà culturale che ha superato il traguardo dei 120 anni dalla nascita. Il ministro ha quindi evidenziato il lavoro svolto dal ministero, e in particolare dalla Direzione generale per l'Arte e l'Architettura contemporanee, a favore della crescita del contemporaneo in Italia e all'estero. "Noi - ha detto - abbiamo investito in arte e in architettura contemporanee. Abbiamo creato una direzione che prima non c'era e cambiato anche le procedure, come nel caso della scelta per individuare i curatori del padiglione Italia". A tale proposito ha sottolineato il valore della scelta di Cecilia Alemani come curatrice dopo una attenta selezione e fatto un plauso "alla scelta intelligente di restringere il numero degli artisti presenti".

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