Il pedofilo di Fossò, ragazzine spinte a suicidio e autolesionismo da ricatti e minacce

Il 23enne, studente universitario di Padova, è stato indagato dopo una lunga indagine. Su di lui un fascicolo di oltre 2mila pagine. Adescava adolescenti su facebook con l'inganno

Sono giunte al punto di manifestare intenti suicidi e autolesionistici. Come riportano i quotidiani locali, si tratta di alcune delle giovanissime finite nella rete del 23enne pedofilo di Fossò che adescava ragazzine su facebook, promettendo di partecipare a concorsi a premi in cambio di foto succinte. Ma quello che sembrava solo un gioco "innocente", si è trasformato ben presto in ricatto.

Inizialmente i contatti avvenivano sulla chat Messenger di Facebook e lasciavano presumere, per l'appunto, che si trattasse di un gioco cosicché le minori, lusingate dal loro interlocutore, inviavano le proprie fotografie. Le richieste si facevano quindi sempre più specifiche e insistenti e a seguito del rifiuto o della titubanza delle ragazze, il 23enne metteva in atto il proprio piano per "annientare" le vittime attraverso minacce dirette e offese. Infatti, dopo aver indotto le ragazze a cliccare su un link di phishing che riportava a una pagina raffigurante la home page di Facebook, il giovane riusciva a carpire le credenziali di accesso ai loro profili e, una volta entrato nella piena disponibilità degli account, divulgava le foto precedentemente ottenute ad amici e parenti anche attraverso la creazione di gruppi nei quali le ragazze venivano da lui offese e denigrate.

La svolta alle indagini era arrivata poco prima di Pasqua, le accuse a suo carico raccolte in oltre 2mila pagine per fatti risalenti al biennio 2015-2016. Il 23enne è indagato per adescamento di minori, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico e diffamazione. Studente universitario a Padova, era già stato condannato ad un pena di 8 mesi per pedopornografia nel 2014. Ora si trova in carcere a Santa Maria Maggiore. Nei prossimi giorni il suo legale presenterà una consulenza tecnica per dimostrare l'estraneità dello studente ai fatti.

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