Presenza di Pfas a Porto Marghera, l'autocontrollo della Regione

«In assenza di una legge nazionale che ponga limiti, il Veneto, vista la contaminazione in alcune zone del territorio, ha fissato con decreto di imporre un monitoraggio dell'area»

Sg31, foto da sito web Sifambiente.it

Sg31 è l'impianto di trattamento dei liquidi e delle acque reflue di Porto Marghera. Questa struttura "filtra" i rifiuti prima di liberarli in mare, a 10 chilometri dalla costa, attraverso il Pif (Piano integrato di Fusina), il depuratore a valle. Sg31 è gestito da Sifa (Sistema Integrato Fusina Ambiente, in parte della Regione), che dalle analisi effettuate ha riscontrato la presenza di Pfas (sostanze perfluoroalchiliche). In questo modo. «Le sostanze inquinanti - ha spiegato la Regione - sono state trovate perché, in assenza di una legge nazionale che ponga limiti, il Veneto, considerata la contaminazione in alcune zone del territorio, ha deciso con decreto nell'aprile scorso di imporre un monitoraggio». 

Autoregolazione

La stessa cosa accade per gli altri impianti di trattamento di rifiuti liquidi presenti nella regione. Il Veneto, al momento, si è autoregolato, come confermato dal direttore dell’Area Tutela e Sviluppo del Territorio, Nicola Dell’Acqua. «Sono stati fissati, in via provvisoria e sperimentale, precisi limiti alle sostanze Pfas per lo scarico delle acque reflue industriali, derivanti dall’attività di trattamento di acque reflue e rifiuti liquidi fatta dall'Sg31. Questo in considerazione del fatto che i rifiuti, prodotti da molteplici aziende e per innumerevoli attività, possono contenere Pfas. Di conseguenza, gli impianti di trattamento possono rappresentare un canale attraverso il quale vengono veicolati nel sistema degli scarichi».

Monitoraggio

La Regione ha autorizzato l’utilizzo delle acque per le operazioni di raffreddamento degli impianti industriali di Porto Marghera, ma ha imposto il monitoraggio sugli scarichi relativamente alla concentrazione di Pfas, al fine di poterli confrontare con il dato in ingresso. Nel decreto regionale è stato precisato che si tratta di “valori provvisori” dal momento che a livello nazionale non esistono limiti relativamente a queste sostanze, che siano stati stabiliti dal ministero dell’Ambiente che ha competenza in materia.

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