Le 4 bistecche diventano 4 fiorentine: ecco le prove del pranzo da 1.143 euro a Venezia

I turisti giapponesi il 6 dicembre hanno presentato un esposto per la mancata emissione dello scontrino. Accertamenti della Finanza già scattati, ora si muove anche la polizia locale

Non 4 bistecche, bensì 4 fiorentine. Non un pranzo di venerdì scorso, bensì risalente al 5 dicembre 2017. A questo si aggiungerebbero anche due bottiglie di amarone (o di brunello), ma non c'è conferma allo stato, oltre che l'ormai "famosa" frittura mista di pesce per 4 persone da dividere tra i commensali. Sono questi i contorni principali dell'esposto presentato il 6 dicembre scorso alla guardia di finanza di Bologna da parte dei giovani studenti di cucina giapponesi (tutti sui 20 anni) che hanno segnalato di aver speso 1.143 euro per un pasto, certo non da chef stellato, a due passi da San Marco. Un pasto che non dimenticheranno facilmente e su cui ora i contorni appaiono maggiormente delineati.

Il pranzo da 1.143 euro 

"Alle 12 ci siamo fermati a pranzare all'osteria Da Luca - dichiarano gli studenti nell'esposto - e, dopo aver consultato il menu, abbiamo prenotato quattro fiorentine da 400 grammi circa ciascuna, un fritto misto grande da dividere in quattro e due calici di vino rosso". Secondo quanto affermato dall'interprete, "il cameriere ha versato loro un calice di aperitivo per due volte, senza la loro richiesta. A fine pranzo - ha continuato - dopo aver chiesto il conto al cameriere, lo stesso, a fronte di quanto sopra elencato, ha fatto il calcolo con una calcolatrice portatile e fatto loro visionare il totale di 1.143 euro. A questo punto - si conclude - uno dei giovani ha pagato con carta di credito la somma richiesta, senza ricevere in cambio alcun documento fiscale". 

Accertamenti in corso

La copia del pagamento è stata consegnata alla Finanza e fin da subito sono scattati gli accertamenti, con possibili sanzioni. Ora, dopo che anche la polizia locale di Venezia ha ricevuto le copie delle dichiarazioni dei giovani, e ha sentito a sommarie informazioni Marco Gasparinetti, portavoce della piattaforma civica Gruppo 25 Aprile, anche il Comune effettuerà indagini "in proprio". Gasparinetti nella sua denuncia social aveva parlato di "4 bistecche e una frittura mista per 1.100 euro". 

Pastasciutte da 314 euro

Un copione non molto dissimile a quello presentato dalle 3 amiche giapponesi della comitiva, che hanno ripiegato su un altro ristorante già finito al centro delle cronache per clienti usciti furiosi: "Per due primi e un secondo grande da dividere in 3 e due bottiglie di acqua minerale" il conto è stato di 314 euro, pagati con carta di credito. L'assenza di uno scontrino fiscale in entrambi i casi rende impossibile documentare analiticamente i prezzi pagati per ogni singola consumazione. Gli studenti giapponesi caduti nella presunta 'trappola' commerciale, hanno presentato alle 'fiamme gialle' non una denuncia per truffa, ma un esposto (o informativa) sul pagamento, ipotizzando la violazione fiscale per il mancato rilascio dello scontrino. La denuncia per truffa può essere presentata in ogni caso entro 90 giorni dal fatto - l'episodio è del 5 dicembre 2017 - è perciò i sette universitari potrebbero farlo successivamente. Nelle prossime ore gli uomini della municipale di Venezia sentiranno le versioni dei gestori dei due locali.

"Codice etico"

Intanto sulla vicenda hanno preso posizione anche le associazioni di categoria e quelle a difesa dei consumatori: "Come Ascom Venezia – spiega il presidente di categoria del settore turismo, Giuseppe Galardi – sono anni che ci impegniamo nel far proporre servizi di qualità da parte dei nostri associati, facendo seguire un codice etico e organizzando corsi di formazione. Mi pare che in questo caso il ristorante sia svincolato da qualsiasi associazione di categoria e questo è il risultato. Purtroppo la buona cucina veneziana non viene raccontata se non quando legata ad un fatto negativo, ma qualche eccezione c’è stata, come in occasione dell’America’s Cup del 2012, quando abbiamo organizzato una tavolata per 600 persone lungo via Garibaldi dove hanno partecipato 50 osti presenti sulla “Guida delle Osterie Veneziane” di Ascom Venezia. Un evento che ha portato lustro alla città e alla sua cucina”. A sostegno della qualità offerta dagli operatori e, come strumento utile per i clienti, il presidente Ascom Venezia Roberto Magliocco lancia una proposta: "Perché non creare un marchio legato al codice etico, con il patrocinio dell'amministrazione comunale? L’operatore che dovesse aderire all’iniziativa riceverebbe una vetrofonia da esporre nel proprio locale così da essere riconoscibile e far sentire il turista tutelato”.

Dal marchio di qualità al bollino nero

Se dall'Ascom è stato proposto un marchio per individuare la qualità, il Codacons invece lancia l'idea di un bollino nero per segnalare chi si approfitta dei turisti: "Di fronte al ripetersi di casi analoghi, che a Venezia si ripresentano con una frequenza sconcertante - spiega il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi - chiediamo l'istituzione di un bollino nero per i ristoranti e gli esercenti scorretti. Chi truffa o tenta di truffare i clienti deve essere immediatamente individuabile, attraverso l'obbligo di affissione di un apposito bollino sulle vetrine e agli ingressi di ristoranti e negozi. In tal modo il turista può diffidare da quegli esercizi che hanno messo in atto comportamenti truffaldini a danno dei clienti, rivolgendosi altrove". 

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