Il prefetto ai sindaci: "Immigrati? Chi dice no rischia di trovarseli sotto casa"

E' del 20 giugno una lettera indirizzata ai sindaci del veneziano con cui si chiede collaborazione per l'emergenza immigrazione

Il prefetto Domenico Cuttaia scrive ai sindaci del veneziano per chiedere la collaborazione nell'emergenza immigrazione. E' di sabato una lettera indirizzata oltre che ai sindaci anche al presidente della Regione del Veneto, al commissario del comune di Caorle e al commissario della Provincia di Venezia. 

"I prefetti - si legge nella lettera - sempre ricercando la collaborazione degli enti locali si stanno prodigando per fronteggiare il problema che investe i singoli territori e ciò a prescindere dalle strategie che potranno essere elaborate". Il problema, spiega il prefetto, è che i migranti li abbiamo qui "e altri ne arriveranno, dobbiamo quindi trovare una soluzione possibilmente condivisa". Soluzione che molti ancora stentano a trovare visto che, come emerge anche dalla lettera, alcuni Comuni hanno detto no all'accoglienza immigrati. "Ma - fa notare il prefetto - se i migranti, cioè persone in carne e ossa, non dovessero essere accolti, si verificherebbero situazioni analoghe a quelle in atto a Milano, Roma e Ventimiglia con le conseguenza fatalmente immaginabili e sulle quali non mi dilungo. Chi non è d'accordo sull'accoglienza, non può dire solo 'non sono d'accordo', perchè quel problema potrebbe ritrovarselo da un giorno all'altro in tutta la sua drammaticità".

Il prefetto fa notare, ad esempio, che se il sindaco di Ceggia avesse voltato le spalle a questi migranti l'emergenza si sarebbe spostata davanti alle case dei cittadini. "Essere contrari -spiega - non può significare eludere il problema di affrontare il tema concreto della presenza fisica sul territorio dei migranti. Il mio compito non è quello di convincere qualcuno o di imporre comportamenti, ma mi sembra superfluo dover rammentare che i sindaci oltre che i capi delle amministrazioni sono anche autorità locali di pubblica sicurezza, autorità sanitarie locali, organi locali di protezione civile, ufficiali di governo. Eventuali intralci farebbero ricadere sulla responsabilità personale di chi li avesse posti in essere le conseguenze negative che dovessero riflettersi sulla comunità (...). Confido - conclude il prefetto - che proprio l'amore dei sindaci per le loro comunità consenta di individuare e attuare soluzioni in grado di preservare in primo luogo i cittadini da qualsiasi rischio".

"Il tono - spiega l'ufficio stampa - è volutamente lontano dall’ufficialità proprio per rafforzare il dialogo e lo spirito di collaborazione tra persone investite, a diverso titolo, di delicate responsabilità di governo locale". 

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