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Processo Marchesin, il figlio assolto dall'accusa di tentato omicidio

Il 26enne era accusato di tentato omicidio al pari del padre Luciano. Il 20 agosto 2007 vennero sparati sei colpi di pistola contro un 33enne in fuga. Per entrambi riscontrati problemi psichiatrici

Gabriele Vattolo 29 giugno 2012

Infermità psichiatrica totale. I giudici della Corte d'Appello di Venezia hanno assolto dall'accusa di tentato omicidio Alberto Marchesin, 26enne di La Salute di Livenza. Per il padre Luciano, 60enne, la pena a otto anni di reclusione comminata in primo grado è stata diminuita a cinque anni. Oltre alla seminfermità mentale per il padre, l'avvocato difensore dei due, Andrea Faraon, ha puntato la propria strategia difensiva sul fatto che il figlio, residente a La Salute di Livenza, la notte del 20 agosto 2007, non avrebbe avuto la volontà di uccidere. O meglio, che non c'entrasse proprio nulla con la semiautomatica che ha sparato sei colpi in direzione di una Golf di un 33enne di Torre di Mosto. Tra le famiglie di fuggitivo e aggressori, infatti, si era scatenata una "faida", in virtù di una lite per futili motivi verificatasi sette anni prima.

Il padre Luciano, invece, aveva ammesso di aver esploso i colpi calibro 9 in direzione del giovane in fuga. Tre si erano fermati nel bagagliaio, uno nella barra di protezione del sedile del guidatore, all'altezza del cuore, un altro si era incastrato nel sostegno del poggiatesta, l'ultimo gli aveva sfiorato l'orecchio. Il 60enne si era "tradito" parlando con il figlio di ritorno da un interrogatorio con i carabinieri, titolari delle indagini. Non sapendo di essere intercettato disse che sparare fu uno sbaglio, mettendosi con le spalle al muro.

I due, ed è stato uno dei motivi per cui è stata concessa una perizia psichiatrica, erano in cura da tempo all'Asl. Gli esperti nominati dal giudice hanno accerato un "disturbo psichiatrico condiviso", sufficiente per un ingente sconto di pena e un'assoluzione.

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