Mose, Orsoni attacca la Procura: "Il Pm era in conflitto d'interesse"

I legali dell'ex sindaco chiedono l'annullamento del rinvio a giudizio perché il magistrato avrebbe avuto rapporti pregressi con l'imputato

Il processo Mose tecnicamente deve ancora iniziare, ma le difese già affilano le armi. Anzi, affondano già qualche colpo. E' il caso degli avvocati di Giorgio Orsoni, rappresentato dai milanesi Francesco Arata e Carlo Tremolada, che al giudice per le udienze preliminari, Andrea Odoardo Comez, hanno presentato una memoria in cui si attacca direttamente la Procura di Venezia, che ha indagato sullo scandalo Mose, e si chiede di conseguenza l'annullamento del rinvio a giudizio dell'ex titolare di Ca' Farsetti.

Si tratta di una delle eccezioni preliminari principali che verranno discusse a partire dall'udienza del prossimo 4 novembre, quando finalmente si inizierà a entrare nel vivo di ciò che viene contestato ai 12 imputati (poi scesi a 11 perché per l'ex Magistrato alle acque Maria Giovanna Piva c'è stato uno stralcio per difetto di notifica, quindi per lei si parte da zero): secondo gli avvocati l'inchiesta che ha portato poi all'arresto anche dell'ex primo cittadino, come riportano i quotidiani locali, sarebbe viziata da un "peccato originale". Ossia che nel pool che ha indagato è stata presente anche il pubblico ministero Paola Tonini, che ebbe rapporti pregressi con Orsoni. Dunque, sempre secondo gli avvocati, ci sarebbe un problema di incompatibilità: dal 2000, infatti, e per diversi anni a seguire, si è avvalsa delle prestazioni dell'avvocato Giorgio Orsoni, uno dei più esperti in città in fatto di diritto amministrativo. Al punto che è ancora in piedi una querelle tra i due riguardante alcuni presunti mancati pagamenti da parte della famiglia Tonini: Orsoni ha citato il magistrato davanti al Tribunale civile di Venezia.

Dunque nella letteraa si parla di "grave conflitto di interessi" nel momento in cui il magistrato ha interrogato l'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, che fu colui che con le sue dichiarazioni puntò il dito anche contro il sindaco per i presunti finanziamenti illeciti della sua campagna elettorale. Nel proseguio dell'inchiesta, poi, avrebbe continuato a lavorare su questo frangente convocando testimoni e persone informate sui fatti. Arata e Tremolada, però, accusano anche il procuratore capo di Venezia, Luigi Delpino, di non aver fatto nulla per mitigare la situazione, nonostante secondo i legali sarebbe stato informato di questa possibile magagna. La Tonini, però, non firmò l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Orsoni nel 2013, proprio per non dare adito a polemiche, ma per gli avvocati non farebbe grossa differenza, parlando di "condizionamento". La Procura, naturalmente, la pensa diversamente, visto che non ci sarebbe stato alcun obbligo per il pm di fare un passo indietro.

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I due avvocati lamentano poi fin dall'inizio la mancata richiesta di incidente probatorio subito dopo che Giovanni Mazzacurati nel 2013 rese le dichiarazioni che scoperchiarono il calderone. Ora è stato dichiarato non più in grado di testimoniare, a causa della malattia degenerativa che l'ha colpito, e si trova nella sua villa in California. Insomma, solo in quel modo la difesa avrebbe avuto modo di lavorare con completezza. E' un secondo punto su cui gli avvocati poggiano la loro richiesta di annullamento del rinvio a giudizio nei confronti di Orsoni, sottolineando come secondo loro sia impossibile che in soli sei mesi una persona alle prese con una malattia degenerativa possa passare dall'essere considerata nel pieno delle proprie facoltà a non più in grado di testimoniare. Sull'attendibilità delle parole di Mazzacurati si giocherà gran parte del processo, per tutti gli imputati rimasti in campo.

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