Va in depressione per la crisi, 43enne "ostaggio" di due pusher di cocaina

Un proprietario di negozi di capi firmati in zona San Marco e in piazza Ferretto è finito vittima di due estorsori, che gli hanno preso oltre 20mila euro. Prostrazione tale da pensare al suicidio

Vittima della crisi, ma soprattutto della cocaina. E' grazie alla "maledetta" polvere bianca che il proprietario di una catena di negozi di abbigliamento di moda con punti vendita a Venezia, vicino San Marco, e in centro a Mestre è finito nella rete di due spacciatori che alla lunga si sono rivelati anche estorsori. L'uomo, 43enne veneziano, circa un anno fa aveva visto la propria attività risentire dei morsi della crisi. Ricavi in ribasso, nonostante commerciasse capi firmati di "nome", e problemi di salute di alcuni familiari lo avevano fatto finire nel vortice della depressione. Lo stato di prostrazione in cui si trovava l'ha indotto a provare la cocaina, pensando che un eccitante potesse aiutarlo a uscire dal tunnel. Niente di più sbagliato, naturalmente.

Per la droga si era rivolto a un 31enne di origine tunisina, con precedenti, R.B.S., che staziona soprattutto nella zona di via Piave a Mestre. All'inizio sono due dosi a settimana, pagate "profumatamente" 100 euro al grammo, poi la quantità aumenta fino a toccare le 10 dosi settimanali. Lo stupefacente veniva recapitato al 43enne vicino ai punti vendita dove lavorava (zona San Pantalon a Venezia, Piazza Ferretto a Mestre). A un certo punto, però, lo spacciatore (detto "Luca") intuisce che di fronte a sé si trova un cliente facoltoso, e, con l'aiuto di un compare entrato in gioco poco più tardi, inizia ad alzare il tiro.

 

Le pretese aumentano, come le richieste di soldi. Si arriva al punto che l'uomo accumula un debito di 10mila euro con i pusher, che poi lievita sempre più. La coppia, il cui secondo componente è un 28enne connazionale di "Luca", H.B.A., inizia a fare visita direttamente nei negozi della loro vittima, uscendo poi con piumini, giacche e pantaloni firmati. Senza pagare. Il tutto all'oscuro dei soci dell'attività commerciale e dei familiari. Il 43enne era arrivato al punto di rendersi disponibile a chiudere lui il negozio, per poi far sparire parte dei ricavi e recapitarli ai suoi aguzzini.

 

La situazione si è protratta fino al punto che l'uomo aveva deciso di togliersi la vita. Non ce la faceva più, e il senso di colpa era troppo pesante. Per fortuna, però, il 5 marzo scorso ha trovato il coraggio di presentarsi in questura, e tramite varie sedute, di svuotare il sacco. Il weekend precedente a questa scelta, infatti, aveva fatto perdere le sue tracce facendo preoccupare familiari e colleghi. Lì, forse, in quel momento di "rottura", la decisione di uscirne con l'aiuto delle forze dell'ordine.

I due malviventi minacciavano la loro vittima: "Faremo del male ai tuoi genitori", dicevano, oppure "bruceremo i tuoi negozi". Il 43enne era arrivato a pagare anche 10mila euro a settimana. In tutto gli sarebbero stati estorti oltre 20mila euro tra contanti, orologi e capi d'abbigliamento. Il tutto si è concluso con l'arresto ieri dei due pusher, su richiesta del gip Michele Medici:  R.B.S. ("Luca"), clandestino, è finito in manette con l'accusa di estorsione aggravata e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, mentre a H.B.A., fermato a Marsala, in Sicilia, dove era in procinto di ricevere il permesso di soggiorno, è stato contestato solo il reato di spaccio.

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