Jesolo, rapinano una banca armati di coltello e sequestrano un bambino

Tre giovani di origine campana A.R., 24 anni, G.P., 21 anni, e G.P., 28 anni, sono entrati in una filiale Antonveneta del Lido minacciando nove persone. I carabinieri li hanno bloccati all'uscita

Erano professionisti del crimine. In tre. Ognuno col suo ruolo ben preciso. Doveva essere una semplice rapina in una filiale di Banca Antonveneta a Jesolo Lido, in una posizione ideale. Lì, tra via Levantina e via Pordenone. Vicino a piazzetta Niccolò Tommaseo, lontani dalla caserma dei carabinieri del paese e dal commissariato di polizia. I tre malviventi, però, non sapevano che i militari dell'Arma erano a pochi metri da loro, in borghese. E già avevano messo nel mirino la loro Cinquecento, passata per due volte davanti alla filiale. Rallentando. Forse per aspettare il momento giusto per mettersi in azione.

Poi la rapina. Alle 15.30, poco prima dell'orario di chiusura della banca. Entra G.P., 21enne incensurato. Lui può metterci la faccia. Entra, sta un po' in disparte e poi aggredisce una dipendente. Dentro cinque addetti agli sportelli e quattro clienti, tra cui un minore. Il 21enne salta la bussola di sicurezza e la minaccia con un taglierino. Entra un altro complice, A.R., 24enne pregiudicato e latitante. La videosorveglianza ha immortalato il momento in cui si è calato il passamontagna nascosto dietro la visiera del cappello.

 

Lui deve controllare i presenti, metterli in riga, mentre la cassiera apre i cassetti e consegna il denaro. E lo fa con zelo. Anche lui con un taglierino in mano. Prima li sposta tutti in fondo alla sala, poi li chiude in bagno. Questo per quaranta minuti. Il tempo necessario per far aprire al direttore la cassa del bancomat. Dentro 49mila euro. In contanti. Tanti soldi. Un colpo che stava a segno.

 

I carabinieri però erano fuori. Con i rinforzi. E stavano controllando il terzo complice, il palo, G.P., 28enne, pregiudicato per rapina. Camminava con le mani in tasca parlando a un auricolare. Un agente si avvicina, in borghese, e preleva allo sportello automatico dei soldi. Guarda dentro. Qualcosa di strano stava accadendo. La dipendente era ferma, in piedi. Altri militari sono nel negozio di fronte, cercando di organizzare l'operazione.

Parte una chiamata "di controllo". Per capire cosa stesse succedendo. "Pronto? E' Unicredit?". E' un agente. Fa finta di sbagliare numero. La donna risponde con tono apparentemente tranquillo, ma il rapinatore, quello "pulito", le sta puntando la lama al collo. E sta origliando la telefonata.

 

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Il terrore continua per un'ora buona. Fino a quando il bottino non è nelle mani dei malviventi. In quel momento il palo prende la Cinquecento e la parcheggia in una via secondaria poco più in là. Mettendosi in trappola da solo. I carabinieri si dividono. Una squadra blocca i due rapinatori all'uscita della banca, un'altra pattuglia blocca il terzo. In macchina. Ha avuto il tempo di fare cinquanta metri. Poi si è arreso. La paura era che lui fosse armato. Invece tutto è filato liscio..

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