"La banda della finta rapina al blindato voleva assaltare anche Palazzo Grassi"

Gli indagati per l'assalto di Preganziol parlavano, intercettati, di un prossimo colpo in laguna. Sfruttando un lavoratore infedele volevano razziare opere d'arte e quadri di pregio

Non si sarebbero fermati lì, a quei 700mila euro di bottino che erano riusciti a rubare durante l'assalto al furgone portavalori della Civis la scorsa estate a Preganziol. E anzi, dalla terraferma avevano intenzione di spostarsi fino in laguna, a Palazzo Grassi. Questo, secondo quanto riportano i quotidiani locali, uno dei nuovi dettagli che emergono nell'ambito dell'inchiesta sulla rapina al mezzo blindato della Civis che qualche giorno fa ha messo nei guai una guardia giurata di 37 anni originaria del Napoletano. Quest'ultima, dipendente dell'istituto di vigilanza, è finita in manette, mentre allo stato sono indagati almeno altri due sospetti. 

Il colpo avrebbe dovuto essere messo a segno a qualche mese di distanza, tanto che i tre, intercettati dopo la rapina al portavalori, ne parlavano liberamente. Non sapevano che sulle loro tracce c'era la polizia, insospettita dal racconto della guardia giurata. Non le hanno creduto, così hanno deciso di approfondire gli accertamenti nei suoi confronti. Ne è saltato fuori un possibile piano per trafugare opere d'arte e quadri nella sede della fondazione Pinault, sul Canal Grande, la cui eco avrebbe fatto il giro del mondo.

Dettaglio che ha indotto il giudice per le indagini preliminari che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti della guardia giurata infedele a sottolineare la "pericolosità sociale" della banda, che avrebbe sfruttato il fatto che uno dei sodali lavorava spesso a palazzo Grassi. Replicando il modus operandi della rapina di Preganziol, sarebbe potuta essere lui la finta vitima. In verità complice di criminali convinti di poter fare il colpo grosso, anche a livello mediatico. Poi, però, per qualche motivo tutto è evidentemente saltato. Forse proprio per la consapevolezza di avere il fiato della squadra mobile della Marca sul collo.

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