"Rette troppo alte, mamme costrette a tenere i figli a casa dall'asilo"

Appello di Monica Sambo, capogruppo Pd in consiglio comunale: "Una situazione scandalosa. Con il nuovo regolamento le mamme in difficoltà costrette a pagare la retta massima"

“Ad anno scolastico ormai iniziato non è stato previsto alcun meccanismo di tutela per i bambini delle mamme in difficoltà ospitate presso le case famiglie del comune di Venezia”. A parlare è Monica Sambo, capogruppo del Pd in consiglio comunale, dopo che una decina di mamme hanno "dovuto ritirare i loro bambini dagli asili comunali a causa delle rette troppo alte". 

Tutto è nato nell’anno scolastico tra il 2016 e il 2017. Nel Comune di Venezia esistono realtà come Casa Aurora,  Casa Pio X, Santa Maria della Pietà ed altre che accolgono mamme in difficoltà e i loro bambini.  Si tratta di situazioni delicate, quali la tossicodipendenza, i maltrattamenti o di disagio. Le mamme vengono ospitate insieme ai bambini che frequentano o dovrebbero frequentare gli asili nido del Comune di Venezia, anche per permettere  ai bimbi  di seguire un percorso normale di educazione e socializzazione. Prima del 2016 il regolamento degli asili nido di Venezia garantiva le mamme e i loro bambini presenti nelle case famiglia, considerandole come famiglie residente nel comune di Venezia, dunque la retta veniva stabilita in relazione all’ISEE.

“Con il nuovo regolamento proposto dalla giunta Brugnaro – dice Sambo -, queste mamme in difficoltà sono state considerate come qualunque altro genitore non residente nel comune, alle stesse è stato quindi richiesto di pagare la retta massima. Avevamo denunciato la questione con una interpellanza a marzo 2017 discussa a giugno 2017 e avevamo riproposto con forza la questione durante il consiglio comunale dell’11 gennaio 2018”.Secondo la capogruppo Pd era stato accolto un emendamento che delegava la giunta a prevedere rette calmierate per le mamme presenti nelle case famiglia. “La giunta non ha mai approvato delle rette diverse e le mamme hanno dovuto trovare alternative presso nidi privati (che hanno previsto convenzioni agevolate) oppure non hanno iscritto i figli presso gli asili – conclude Sambo -. Una situazione che è scandalosa e che ha dell’incredibile”.  

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