Amianto killer, la Cassazione: "Il Porto risarcisca i familiari dei morti"

Una sentenza destinata a lasciare il segno. Secondo l'Alta Corte, che ha accolto un reclamo dei parenti di Stefano C. Il pareggio di bilancio dell'Autorità portuale potrebbe diventare a rischio

Una sentenza importante, che è destinata a lasciare il segno: per la prima volta, infatti, la Cassazione riconosce la responsabilità del Porto di Venezia per la morte dei lavoratori che hanno operato a diretto contatto con l'amianto. La Corte ha infatti giudicato il reclamo dei parenti di Stefano C., deceduto nel 2003 per mesotelioma della pleura, e ha stabilito che la responsabilità degli operai morti per aver respirato le polveri d'amianto dopo aver scaricato per anni dalle imbarcazioni sacchi di iuta con il materiale senza nemmeno indossare una mascherina.

Come riporta Il Gazzettino, Stefano C. ha respirato l'amianto dal 1956 al 1980. E finora la sua famiglia erano stati risarciti con 150 euro per ogni giorno di malattia. Troppo poco, secondo la Cassazione, vista anche la "particolare penosità" della malattia.

L'Autorità portuale, naturalmente, era di un altro parere. Secondo i suoi avvocati, infatti, la responsabilità delle morti sarebbe da addurre agli armatori delle navi che attraccavano in porto. Quindi il risarcimento avrebbe dovuto pagarlo la Cooperativa lavoratori portuali, nella quale Stefano C. lavorava. I giudici, però, hanno respinto questa ricostruzione, perché "nel contesto dell'attività portuale, l'unico soggetto dotato di caratteristiche imprenditoriali era l'Autorità Portuale di Venezia. Le modalità dello scarico in porto - conclude la Cassazione - non dipendevano dall'armatore, bensì soltanto dall'Autorità portuale sulla quale incombevano gli oneri di sicurezza dei lavoratori addetti a tali compiti".

Ai familiari di Stefano C. erano stati liquidati 19mila 800 euro per la perdita del proprio caro: 150 euro per ognuno dei 132 giorni di malattia del defunto. Secondo i giudici troppo poco. Ora quindi si potrebbe aprire una nuova fase per quanti hanno perso i propri parenti che lavoravano al porto per mesotelioma della pleura. L'Inail prevede due milioni di euro di risarcimenti, mettendo a rischio il pareggio di bilancio.

 

L'AUTORITA' PORTUALE REPLICA - "Prendiamo atto della sentenza della Corte di Cassazione, ma l'Autorità Portuale di Venezia desidera precisare che l'imputazione si riferisce al Provveditorato al Porto, l'azienda che un tempo gestiva direttamente le banchine e le attività portuali". La società ricorda che con l'istituzione nel 1994 delle Autorità Portuali, enti che esercitano le attività di controllo e regolazione nei confronti dei terminalisti e del lavoro portuale, "e che non sono e non possono essere soggetti imprenditoriali, lo Stato aveva assunto direttamente gli oneri e le relative responsabilità un tempo in capo ai Provveditorati al Porto, e quindi anche quelle relative ai doverosi risarcimenti per i danni da l'amianto".

 

L'Autorità Portuale lagunare ritiene che "il risarcimento di danni per oltre 2 milioni di euro a fronte di contenziosi che fanno riferimento ad un periodo in cui il Provveditorato al Porto dipendeva direttamente dal Ministero delle Infrastrutture (e che nulla ha a che vedere con l' Autorità portuale) dovrebbe prevedere anche oggi la copertura da parte dello Stato". L'ente precisa anche che Assoporti presenterà un emendamento sul risarcimento da amianto "perché il problema non riguarda solo Venezia, ma anche gli altri porti e pertanto si ritiene necessario un intervento del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti in considerazione del fatto che le pretese risarcitorie si riferiscono a periodi previgenti la Legge 84/94 e che i relativi oneri dovrebbero far carico allo Stato, così come del resto è avvenuto per tutti i debiti pregressi dei cessati Enti Portuali".

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