Sul futuro di Venezia l'ultimatum Unesco. Replica di Brugnaro: 'vogliamo aiuti concreti'

Approvato un documento che chiede di trovare soluzioni entro febbraio, altrimenti la città finirà tra i siti a rischio. "Sarebbe senza precedenti". Il sindaco: "A Venezia devono pensarci i veneziani. Dei discorsi ne abbiamo le scatole piene"

Una risoluzione dell'Unesco che certo non tiene una posizione neutrale. Anzi, ce n'è abbastanza perché si possa parlare di un vero e proprio "ultimatum" dell'organizzazione internazionale che tutela i siti culturali patrimonio dell'umanità. Naturalmente Venezia è nella lista dei gioielli da preservare a ogni costo, ma potrebbe anche essere inserita nei siti considerati "a rischio". Di prima mattina, giovedì, a Istanbul, durante il World Heritage Committee, ossia la riunione di dieci giorni dei delegati Unesco che si occupano dei siti patrimonio dell'umanità, si è discusso proprio del futuro di Venezia. E' stata votata all'unanimità una risoluzione che dà tempo fino al prossimo febbraio a governo, Comune e gli altri Enti competenti per prendere contromisure di fronte ai grandi problemi che attanagliano la laguna.

Non ha tardato ad arrivare la replica del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, critico nei confronti dell'organizzazione: "Credo sia il momento di prendere decisioni internazionali pensando che a Venezia, prima di tutto, ci vogliono pensare i veneziani - ha scritto - e i veneziani non vogliono morire, ma vogliono cominciare a far crescere la città con il loro orgoglio e sulle loro gambe". Poi suggerisce: "Per noi è importante e utile l'idea che l'Unesco aiuti l'Europa e lo Stato a rifinanziare la Legge Speciale. Gli aiuti devono essere concreti, perché dei discorsi ne abbiamo le scatole piene".

L'Unesco parla di turismo di massa e grandi navi, ma anche di tutela dei monumenti e degli edifici della città. Una presa di posizione netta, se non proprio "dura". Visto che i delegati di Libano e Perù hanno parlato di "governanti locali incapaci di trovare correttivi". Ciò sulla base della relazione che la commissione dell'Unesco ha redatto al termine della visita in città dei mesi scorsi dei suoi osservatori, con tanto di sopralluogo al cantiere del Mose. Se le soluzioni indicate a febbraio non saranno ritenute sufficienti, allora Venezia potrebbe davvero essere inserita nella lista dei siti considerati "a rischio". Un fatto pressoché senza precedenti in Italia. Nel mirino della commissione Unesco lo sbilanciamento del numero di turisti rispetto ai residenti, specie nella conseguenza di un numero preponderante di appartamenti a uso turistico. Si è puntato il dito anche contro l'ampliamento dell'aeroporto e contro le altre grandi opere in fase di progettazione, che potrebbero minare "l''autenticità" del sito.

La delegata italiana (sono 21 gli Stati membri della commissione) ha sottolineato come il governo abbia comunque le capacità e gli strumenti per intervenire. Nonostante ciò è arrivata la risoluzione unanime: "Venezia è in pericolo, serve agire subito". All'iniziativa plaude il Gruppo 25 Aprile: "La risoluzione Unesco adottata all’unanimità, con l’ultimatum dato all’Italia, crea circostanze comparabili a quelle che portarono all’adozione della prima Legge speciale per Venezia - si legge nel comunicato - Ci appelliamo direttamente al governo nazionale, dato che è l’Italia ad essere parte contraente della Convenzione ed è l’Italia che dovrà rispondere di tutte le inadempienze entro il termine fissato dall’Unesco (febbraio 2017) al fine di evitare l’onta dell’inserimento di Venezia e della sua Laguna nella lista dei siti del Patrimonio dell’Umanità in pericolo: una vergogna che non avrebbe precedenti nella Storia del nostro Paese. Nel dibattito, trasmesso in mondovisione - conclude - l'Unesco ha parlato del rischio che Venezia diventi un semplice “villaggio turistico” e di un’amministrazione locale incapace di gestire (“local powers unable to cope”)".

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