Rissa da far west in via Aleardi, la lettera accorata di un residente: "Un tuffo al cuore"

M.T. ha voluto ricordare la sua vita trascorsa nell'angolo di Mestre teatro delle violenze di sabato e con amarezza ha spiegato: "Tutto quello che di bello c'era non c'è più"

La rissa

La rissa di sabato ha sconvolto i residenti di via Aleardi a Mestre. Uno di loro in particolare, M.T., ha inviato una lettera accorata nella quale con amarezza ha ricordato quanto sia cambiato anche quel suo angolo di mondo, nel corso degli anni.

"Ho abitato in via Aleardi per molti anni quando ero bambino. Proprio lì in quella strada. Lì, attaccato, ho frequentato l'asilo di fronte alla parrocchia del Sacro Cuore e sul campetto da calcio e quello da basket siamo cresciuti giocando col pallone o a nascondino tutti i giorni fino a che, alla sera il suono delle campane di quella chiesa così moderna ai nostri occhi, ci ricordava di andare a casa a cenare. Il meccanico che aggiustava le biciclette aveva sempre le mani e la fronte sporchi di grasso e dal panificio a fianco usciva sempre il profumo del pane caldo appena sfornato. In questo periodo che faceva caldo, ci sedevamo sul marciapiede con le cassette di legno della frutta davanti e facevamo il mercatino vendendo i "Topolino". Quando qualche simpatica signora ne comprava uno dicendoci che era per il nipote, ci dava 100 lire. Allora correvamo a prenderci un ghiacciolo alla menta o al limone nel bar che faceva angolo. Il fotografo della via ha fatto in tempo a stamparci le foto della prima comunione e i ricordi delle prime classi di scuola. Il negozio di acquari aveva le vetrine sempre appanate dalla condensa e per vedere i pesci bisognava entrare per forza... Per trovarci ci suonavamo il campanello di casa e avevamo una spensieratezza nel passare le giornate in strada che non ci rendavamo conto delle ore che passavano. Ora tutto questo non c'è più... queste immagini sono un tuffo al cuore e la tristezza è tanta. Sono lo specchio del mondo che è cambiato. Trovare di chi è la colpa di tutto ciò non mi consola e chi crede che tutto si possa aggiustare è un illuso".

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