TERREMOTO IN LAGUNA Il "Salva Venezia" bocciato da Grasso

Il presidente del Senato ha cassato, assieme ad altri, l'emendamento al decreto sugli enti locali. Poi ha aperto su una "legge omnibus"

L'aula del Senato

A Roma è arrivata la mannaia e a Venezia il terremoto. Pranzo amaro giovedì per i tremila dipendenti comunali di Ca' Farsetti. Le peggiori previsioni sull'emendamento "Salva Venezia" sono diventate realtà. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, prima delle votazioni in Aula a palazzo Madama ha infatti annunciato la bocciatura di oltre la metà degli emendamenti approvati dalla commissione Bilancio per quanto riguarda il decreto legge sugli enti locali. Compreso quello, con prima firma del senatore del Partito Democratico Felice Casson, che avrebbe dovuto attenuare le sanzioni per il Comune di Venezia derivanti dallo sforamento del patto di stabilità.

Dopo un esame "scrupoloso e attento", ha sottolineato Grasso. Quindici emendamenti su ventisei dunque sono stati scartati perché ritenuti "improponibili". Insomma, non centrerebbero nulla con la materia generale del decreto. La notizia, naturalmente, dalla Capitale è arrivata in un amen in laguna, dove si riteneva che dopo l'approvazione dal "Salva Venezia" da parte della commissione Bilancio del Senato ormai la strada fosse in discesa. Non sarà così.

Ca' Farsetti, se non si troverà una soluzione (già i parlamentari del Pd veneziani avrebbero annunciato battaglia), subirà un taglio dei trasferimenti statali di 40 milioni di euro e dovrà tagliare necessariamente gli stipendi dei dipendenti (per la parte legata a premi e rimborsi) di una percentuale tra il 15% e il 20%. In più potrebbe anche diventare esecutivo il blocco delle assunzioni e degli investimenti, in qualsiasi forma. La partita si gioca a Roma, ma a Venezia si rimane con il fiato sospeso.

Nel pomeriggio il presidente del Senato è tornato in Aula per spiegare i motivi della sua decisione. Consapevole dei problemi che il taglio degli emendamenti determina in molti territori si è dichiarato disponibile ad appoggiare una "legge omnibus" che posa accorpare i più urgenti. Sarà questa la via che si perseguirà in Parlamento? Intanto la crisi di governo rende tutto più fluido.


PD FURIOSO - "Abbiamo sempre mantenuto il massimo rispetto per le istituzioni parlamentari - afferma il capogruppo del Partito Democratico a Ca' Farsetti, Claudio Borghello -, ma a questo punto ci chiediamo se tale rispetto sia meritato. Se un emendamento fondato sul dato inconfutabile che vede Venezia penalizzata nei parametri di calcolo del patto di stabilità rispetto alle altre città e che mira ad evitare tagli ai servizi alla persona e agli stipendi dei lavoratori del Comune, confermato dal Governo e discusso dalla commissione bilancio del Senato e votato dalla stessa, viene dichiarato inammissibile - prosegue Borghello - risulta evidente che in quei luoghi più che il popolo sia la confusione a regnare sovrana. Situazione ridicola - aggiunge - che comporta conseguenze gravose per la città di Venezia. Auspichiamo che tutti i parlamentari veneziani prendano una ferma posizione nei confronti di un episodio non comprensibile che rende la questione non più solo una questione veneziana".

CI SI APPELLA A RENZI - "Il Partito Democratico provinciale non accetta la bocciatura di questa norma in quanto ritiene che l'inammissibilità non sia supportata da una conoscenza approfondita del problema - dichiara Marco Stradiotto, segretario provinciale del partito - Se non sarà possibile recuperare l'emendamento sarà necessario un intervento normativo ad hoc da parte del nuovo Governo. Invitiamo il presidente incaricato Matteo Renzi, che come sindaco conosce i paradossi determinati dal patto di stabilità, ad adottare, appena le procedure lo permetteranno, un decreto legge che metta chiarezza e razionalità al meccanismo di patto di stabilità che nel caso del Comune di Venezia lo penalizza molto più degli altri comuni italiani".

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PRATAVIERA ALL'ATTACCO -  "Orsoni e Venezia sono stati abbandonati dal Pd che non riserva loro lo stesso trattamento di altre città, prima tra tutte Roma - commenta l'onorevole leghista Emanuele Prataviera - È una vergogna che Venezia e il Veneto continuino a pagare per non ricevere nulla in cambio. Ancora una volta, a pagare per quest’uscita dal patto di stabilità e per lo sforo di bilancio saranno le aziende che lavorano per la città e soprattutto i dipendenti del Comune. Alla luce di questa ennesima ingiustizia - conclude - siamo sempre più convinti che l’unica soluzione è e rimane l’indipendenza da questo paese che umilia il nostro territorio".

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