I picchetti cominciano prima dell'alba: sciopero e assemblea dei lavoratori Eni

Continua la mobilitazione contro il rischio dell'azzeramento della chimica a Porto Marghera: "Vendite inaccettabili, la società torni indietro". Proteste anche in altri stabilimenti italiani

Foto twitter

A Porto Marghera la mobilitazione inizia prestissimo, prima dell'alba. I lavoratori si sono disposti davanti allo stabilimento Eni di Porto Marghera ancora una volta per far sentire la propria voce contro i rischi legati alle vendite della chimica veneziana. Lo sciopero di 8 ore proclamato per mercoledì, dice il rappresentante di Cisl Massimo Meneghetti, ha comportato l'astensione quasi totale dal lavoro, si parla del 90% dei lavoratori, compresi quelli  delle società degli appalti, che avrebbero lavorato al minimo solo per garantire i livelli di sicurezza. Duemila persone hanno quindi incrociato le braccia. Alle 14 è  previsto l'intervento di Giuseppe Farina, segretario nazionale Cisl, nel corso dell'assemblea che si terrà nel capannone sindacale di Syndial Spa.

Secondo i sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil) l'incontro con Eni e il ministero dello Sviluppo economico tenutosi a Roma il 12 gennaio è stato "insoddisfacente e inconcludente". "Eni e Versalis confermano che è in itinere la ricerca di un partner che possa acquisire quote di maggioranza di Versalis - spiegano - ponendo come vincoli la garanzia di 3 anni di mantenimento occupazionale e la garanzia di almeno 5 anni per l'attuazione del piano e degli investimenti sulla chimica verde e di base". Un progetto che i sindacati considerano "una partita speculativa che porterà vantaggi solo a Eni e cancellerà in qualche anno la più grande azienda chimica italiana con i suoi 14 siti e i suoi 5200 dipendenti".

Secondo i lavoratori la cessione di quote di maggioranza di Versalis al fondo finanziario SK Capital è "del tutto inadeguata di fronte all'impegno richiesto dall'acquisto di Versalis. Il fondo americano non è interessato a portare avanti i progetti di riconversione di chimica verde di Porto Torres, Porto Marghera e Gela". In pratica un'operazione che porterebbe allo "smantellamento definitivo della chimica italiana", come hanno spiegato Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani, rispettivamente segretari generali di Filctem, Femca, Uiltec: "Ci si appresta a chiudere, nell'indifferenza di molti attori, una tra le più importanti pagine dell'industria del nostro Paese che ha permesso, attraverso l'integrazione raffinazione/chimica, di offrire una forte spina dorsale all'Italia industriale". Il pericolo è che Eni diventi un gruppo che opera esclusivamente all'estero, concentrando le sue attività nella ricerca e nell'estrazione di gas e petrolio. "Se il Governo dovesse dare via libera a questa operazione di svendita - concludono - si assumerebbe la responsabilità di scrivere la parola 'fine' alla storia della chimica italiana".

Ha preso poi la parola anche Giuseppe Farina, segretario confederale nazionale Cisl. “Si gioca il destino della chimica italiana - ha commentato - e ad essa non possiamo rinunciare. Costituisce le fondamenta del sistema industriale italiano e europeo. Eni e Governo si devono fare un’idea nuova e di prospettiva rispetto a come rilanciare questa azienda. Non bisogna vendere Versalis - ha poi chiosato - per permettere al governo di fare cassa. Deve stare nelle mani salde di Eni. Allo stesso tempo è indispensabile ottenere quanto prima il piano industriale per il rilancio di Saipem. Noi ci batteremo”.

Sulla questione interviene anche Elena Donazzan, assessore regionale al Lavoro: "Insieme a Lombardia ed Emilia Romagna, il Veneto chiede ai vertici Eni e all’amministratore delegato di Eni-Versalis un incontro a Porto Marghera - annuncia - per avere certezza sul piano industriale e sugli investimenti nel ramo chimico". Donazzan esprime solidarietà ai lavoratori, aggiungendo: "Le tre regioni del Nord chiedono a Eni-Versalis di investire 1,2 miliardi già programmati negli impianti del quadrilatero padano. Infine, sollecitiamo Eni, qualora intendesse mantenere la scelta di cedere quote di Versalis, a cercare un partner già inserito nel mercato, che sia in grado di proiettare la chimica italiana tra i grandi produttori globali, disposto ad investire a sostegno della ricerca, dell’innovazione e dell’occupazione".

Per Davide Zoggia, parlamentare del Pd, il settore della chimica non può essere smantellato se un Paese vuole restare leader delle produzioni industriali. "Da una parte - ha sottolineato - si annunciano e si presentano progetti di grande livello legati a questo settore, come quello del Greendiesel, dall'altro si assiste quasi disinteressati allo smantellamento di un comparto che invece andrebbe potenziato e rilanciato. Non sono lussi che ci possiamo permettere. La ripresa - ha proseguito - passa dalla continua ricerca di nuovi prodotti e dal potenziamento della ricerca per nuove soluzioni. Tutto il comparto va tutelato e ai lavoratori di Versalis va tutta la mia solidarietà".

Attendere un istante: stiamo caricando il video...
Attendere un istante: stiamo caricando il video...

Allegati

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Trovata senza vita Bruna Basso, era scomparsa da mercoledì

  • Madre e figlio trovati morti a Venezia: sospetta intossicazione da monossido

  • L'acqua alta cancella anche la musica, sommersa la biblioteca del Conservatorio Benedetto Marcello

  • Investito da un camion, ciclista muore a Fiesso d'Artico

  • Cocaina fuori dal locale e in casa: coppia in manette a Mirano

  • Giovani investiti da un treno mentre camminano lungo i binari: lui grave

Torna su
VeneziaToday è in caricamento