Un'ondata di proteste travolge la Marittima, venerdì sciopera il porto

Il mancato rinnovo del contratto unico nazionale, già scaduto da dieci mesi, è al centro della protesta. Presidio a Porto Marghera fin dal primo mattino

“Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro è da sempre lo strumento indispensabile per regolare i rapporti tra imprese e lavoratori in materia di diritti, salario, organizzazione del lavoro. Senza il contratto non ci sarebbero regole condivise e certe e il mondo del lavoro sarebbe ingovernabile con il lavoratori più deboli di fronte al potere delle aziende”. Con queste parole, pubblicate in una nota stampa firmata da Cgil, Cisl e Uil, i sindacati hanno annunciato ufficialmente lo sciopero della portualità previsto per venerdì 8 novembre.

LA PROTESTA – I lavoratori del porto di Venezia aderiranno alla protesta nazionale e alla giornata di sciopero, incrociando le braccia per 24 ore. La vertenza di mobilitazione presentata dai sindacati è quindi stata accolta anche dai veneziani, che in questi giorni sono già in tensione a causa del dibattito sulle grandi navi avvenuto a Roma. Venerdì i dipendenti della Marittima faranno quindi partire un presidio con volantinaggio all'ingresso di Porto Marghera, a partire dalle 6.30 del mattino.

LE MOTIVAZIONI – I sindacati non hanno esitato a spiegare i motivi della protesta nella stessa nota stampa che informava delle modalità di sciopero. Per i rappresentanti dei lavoratori è imperdonabile il mancato rinnovo del contratto unico e le risposte del governo appaiono quasi come una presa in giro. “Nell’anno 2000 – scrivono i sindacati - i lavoratori dei porti hanno raggiunto lo storico risultato di unificare tutti i contratti fino allora utilizzati per farne uno solo: il contratto unico dei porti che si applica a tutte le imprese operanti nella portualità e Autorità portuali. 
Il contratto in vigore è ormai scaduto da più di 10 mesi e le possibilità di rinnovo sembrano ancora lontane viste le marcate distanze delle posizioni tra associazioni datoriali e sindacati dei lavoratori e il clima di incertezza causato dalla perdurante crisi economica di cui però i lavoratori non hanno nessuna colpa".


PROPOSTE RIDICOLE - "Vanno respinte -continuano i sindacati - le assurde pretese delle associazioni padronali come permettere il demansionamento dei lavoratori, vale a dire il diritto di adibirli a lavori inferiori al loro livello di inquadramento contrattuale; l’attacco al diritto di indennità di malattia attraverso forme di penalizzazioni economiche per le assenze dal lavoro; passare dalla contrattazione tra le parti a semplice informazioni da dare ai lavoratori su decisioni prese unilateralmente dalle aziende; dividere i lavoratori delle Autorità portuali dagli altri lavoratori dei porti con differenti forme contrattuali.
 E per finire la vergognosa proposta di 25 euro al mese in tre anni di valenza contrattuale mentre l’inflazione erode il potere d’acquisto dei salari e le tasse li deprimono e il massimo che questo insignificante governo sa fare – conclude la nota stampa di Cgil, Cisl e Uil - è proporre uno sgravio fiscale di ben
12 euro lordi nella busta paga dei lavoratori dipendenti”.

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