Portuali: «Porto commerciale e lavoro legati alla manutenzione dei canali»

Lo sciopero giovedì a Venezia e Chioggia per il timore che l'ingresso dei privati nelle società dei terminal comporti tagli all'occupazione e alla sicurezza

Sciopero al porto di Chioggia

Lo sciopero nazionale dei lavoratori portuali ha bloccato le attività a Venezia e Chioggia fin dalle 6 del mattino, giovedì. «Ottima l'adesione - commenta Toni Cappiello della Filt Cgil -. Centinaia gli operai fermi agli ingressi, con disagi e rallentamenti». La trattativa per il rinnovo del contratto di settore si è bloccata sei mesi fa in tutto il Paese. «Non era mai successo - dichiara Cappiello -. Per la prima volta ci siamo trovati muro contro muro rispetto agli armatori, con il rischio che i terminal in mano ai privati tolgano lavoro e sicurezza».

Automazione e autoproduzione

«Il carico e scarico robotizzato delle merci non prevede forza lavoro. Abbiamo chiesto ai privati di gestire il contraccolpo sull'occupazione con la creazione di un fondo pensione, cui partecipano anche i lavoratori, per la loro formazione. In modo da metterli nelle condizioni di stare in un nuovo assetto portuale. Ma non abbiamo avuto riscontro. Anzi, la direzione sembra essere quella dell'autoproduzione, cioè la gestione autonoma delle attività nei porti. Lo sciopero è servito per dare una scossa su questi temi».

Venezia

L'ambito lagunare è particolarmente delicato, spiega il sindacalista Cgil dei Trasporti. «A causa del Mose l'accessibilità nautica è più problematica. Sono 12 i metri di profondità, secondo il piano regolatore portuale, che garantiscono l'ingresso delle navi commerciali, attraverso la bocca di porto di Malamocco, al canale dei Petroli. Ma tra lo scalino in cemento del Mose e gli smottamenti, i detriti, ecc., c'è il rischio che questi 12 metri diventino 11 e mezzo o anche meno. A quel punto sono i piloti a non voler rischiare entrando in porto. Venezia può rimanere competitiva se per tutte le istituzioni interessate la manutenzione diventa una priorità».

I container

«Pensiamo solo al fatto che - conclude Cappiello - se i battimetri dicono che il canale è interrato, e i metri di profondità diventano 11, ad esempio, per ogni 10 centimetri in meno, ci sono 10 container caricati su una nave in meno. Moltiplicati per tutti i container diventano centinaia, migliaia, con ricadute preoccupanti sul lavoro del portuali. E non parliamo di far entrare navi moderne da 15 mila container, come a Rotterdam, ma almeno da 8 mila e 500. E facciamo appello anche al governo per questo».

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