Sei ore in balia dello stupratore seriale: "Avrebbe potuto morire"

La 28enne "rapita" dal delinquente evaso dal carcere di Pordenone è stata costretta a subire uno stupro in un'area di sosta del Mestrino

Poteva morire. Sei ore in balia di quel maniaco seriale. In altri casi non c'è stato alcun finale lieto, anzi la vicenda si è conclusa in tragedia. In questo caso c'è una vita segnata per sempre dalla follia e dall'istinto di un 28enne senza più controllo. Evaso dal carcere di Pordenone dopo che già era stato condannato per ciò che di lì a poco avrebbe combinato di nuovo: stupro. Una giovane friulana ha vissuto l'incubo peggiore: è stata costretta a salire nella sua auto mercoledì sera, è rimasta distesa sul sedile senza capire dove fosse. La possibilità di percepire solo gli ingressi e le uscite dall'autostrada e poco altro. Gli occhi coperti.

Accanto a lei quel 28enne tunisino trasformatosi in un mostro, che guida da Cordenons fino al Mestrino con disinvoltura. Dimostrando di conoscere i luoghi in cui stava transitando. Un lungo viaggio senza meta, finché, in un'area di servizio, avviene il peggio: la violenza sessuale. Forse il motivo principale per cui il 28enne era riuscito a scappare dal carcere, che con quell'auto avrebbe voluto arrivare in Ungheria.

Dopodiché la sua cattura a Selvazzano Dentro, mentre dormiva conscio che di lì a poco quell'auto sarebbe stata individuata e bloccata. L'allarme è stato lanciato alle 6 della mattina di giovedì dalla ragazza, a Scorzè. Lì il suo aguzzino l'aveva lasciata. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che l'hanno soccorsa fino al suo accompagnamento all'ospedale di Mirano. La ragazza abita da sola, cosicché nessuno fino a quel momento si era accorto della sua assenza a partire dalle 22 di mercoledì.

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