«Finalmente installato un semaforo in via Padana, a Marghera, dove ha perso la vita a 26 anni Alvise Donà»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

Ci sono volute una richiesta danni presentata da Studio3A per conto dei familiari e una petizione popolare, ma ora finalmente gli enti preposti (il Comune di Venezia su autorizzazione di Veneto Strade) si sono decisi a mettere in sicurezza l’intersezione tra via Padana e via dell’Avena, a Marghera, dove l’11 novembre 2018 ha perso la vita, a soli 26 anni (ne avrebbe compiuti 27 il 18 novembre), Alvise Donà: in questi primi giorni di agosto sono stati posizionati un semaforo a chiamata per l’attraversamento dei pedoni e il relativo segnale stradale, a cui seguiranno a breve l’attivazione del dispositivo e il “disegno” delle strisce sull’asfalto.

Alvise, perito informatico, che abitava in centro storico a Venezia, quella sera stava appunto attraversando la strada per raggiungere la fermata dell’autobus e andare in centro a Mestre per incontrarsi con la sua fidanzata, quand’è stato falciato da una Mercedes che procedeva condotta da un 53enne di Chioggia: in quel tratto il limite è di 90 km/h. Un impatto terribile che non gli ha lasciato scampo. La tragedia ha riaperto le polemiche sulla pericolosità e anche la contraddittorietà di quel tratto di viabilità. Via Padana infatti, sino ad un centinaio di metri a monte del punto d’urto, ha carattere di strada urbana ed è gravata dal limite di velocità “zonale” di 50 km/h. Successivamente, oltrepassato il cartello di “fine centro abitato” di Marghera, diviene una strada extraurbana a tutti gli effetti, gestita da Veneto Strade, e soggetta, mancando una diversa segnalazione, a limite generico di categoria (90 km/h per le auto, appunto), nonostante l’ambito urbano in cui è inserita non muti, quantomeno sino ad oltre l’intersezione con via dell’Avena, in corrispondenza della quale è accaduto l’incidente e dove si trovano le fermate degli autobus extraurbani di servizio alla zona industriale/artigianale di via Colombara/via dell’Avena.

Non si contano gli incidenti, anche gravi e mortali come quello occorso al giovane veneziano, di cui è stata teatro quella intersezione, che è un passaggio obbligato per centinaia di pendolari dato che dalla parte opposta si trova, come detto, la fermata Actv. Una situazione resa ancora più insidiosa dalla mancanza sul tratto stradale in questione, per ben più di centro metri, di attraversamenti pedonali segnalati, con la conseguenza che per i pedoni l’unica possibilità per raggiungere il margine opposto è quella di attraversare la carreggiata di corsa, quando non sopraggiungono veicoli, cercando anche di calcolare bene i tempi perché i mezzi in transito viaggiano assai “spediti”. Una “impresa” che purtroppo, quella sera, non è riuscita ad Alvise.

Dopo la sua morte, che ha profondamente scosso tutta la città, dalla community Facebook “Buongiorno Marghera” è così partita una petizione, #IoFirmo #AlviseDonà #ViaPadanaSicura, cui hanno aderito centinaia di cittadini e attività commerciali del luogo e poi le firme raccolte sono state inviate alle autorità competenti in attesa di riscontri. Ma a dare la “scossa” è stata anche la richiesta danni che Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, ha presentato pochi giorni fa, il 17 luglio, sia a Veneto Strade, come Ente gestore della strada, sia al Comune di Venezia, dove ricade, chiedendo contestualmente le rispettive coperture assicurative.

«Ringrazio tutti voi, a nome mio e dei miei genitori, per la solidarietà avuta nei nostri confronti e per non aver lasciato cadere la cosa nel vuoto», ha commentato sulla pagina di “Buongiorno Marghera” la sorella del giovane, Annalisa Donà, a cui se non altro resta la consolazione che la morte del fratello non è stata del tutto vana e che grazie alla mobilitazione che ne è seguita potranno essere evitati altri drammi. Ma con un immenso rammarico: «Se quel semaforo fosse stato messo a tempo debito, viste tutte le segnalazioni fatte per la pericolosità di quella maledetta strada - conclude Annalisa -, mio fratello sarebbe ancora vivo».

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