Suicidi in divisa, piaga da combattere: "Pensiamo a un osservatorio nazionale"

Seminario dell'Ugl polizia di Stato venerdì mattina all'Hotel "Ai Pini" di via Miranese a Mestre. Presente il capo del Corpo, Franco Gabrielli: "E' un problema che si deve affrontare"

In centro il capo della polizia, Franco Gabrielli, a destra il segretario generale nazionale dell'Ugl polizia di Stato, Valter Mazzetti, a sinistra il segretario generale regionale del Veneto, Mauro Armelao

Un seminario per chiedere un osservatorio nazionale che possa occuparsi della piaga dei suicidi tra gli agenti della polizia di Stato, cercando di arginarla. Perché tra gli uomini in divisa il tasso di gesti estremi sarebbe doppio rispetto al resto della popolazione. Questo il messaggio principale lanciato da un seminario organizzato dall'Ugl polizia di Stato cui venerdì mattina, all'hotel Ai Pini di via Miranese a Mestre, ha partecipato anche il capo della polizia, Franco Gabrielli, oltre che il questore di Venezia, Angelo Sanna. Tra le prime file anche altri colleghi veneti. 

Perché l'argomento è trasversale e tocca tutti gli appartenenti al Corpo. "E' un tema delicato che va affrontato con grande consapevolezza - ha dichiarato Gabrielli - il problema esiste e non ha senso mistificarlo. I suicidi nelle forze di polizia fanno in parte riferimento anche alla particolarità del lavoro che svolgiamo. Il progetto di un osservatorio sarà operativo a brevissimo termine, perché, anche se molti dei segnali di malessere non potranno essere intercettati, salvare anche una sola persona sarebbe un successo. Le organizzazioni sindacali e l'amministrazione sono concordi sul fatto che questo è un problema da affrontare".

Per sconfiggere il "male oscuro" le armi per ora risultano insufficienti: "A livello nazionale sono solo 6 gli psicologi nella polizia di Stato - ha dichiarato il segretario generale regionale del Veneto dell'Ugl Polizia di Stato, Mauro Armelao - chiederemo di conseguenza aiuto anche al 'mondo esterno'. Non è passato molto tempo da quando un collega si è sparato anche nella questura di Venezia. Noi non dobbiamo scappare. Dobbiamo farlo per i suoi famigliari e quelli degli altri colleghi che si sono tolti la vita".

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Il lavoro verterà soprattutto su numeri e dati: "Per questo motivo può essere utile l'osservatorio - ha concluso Gabrielli - per esempio non si hanno dati precisi sui tentativi. L'osservatorio dovrà mettere in campo una serie di altre azioni, come la formazione o i centri di ascolto, per intercettare i disagi degli agenti ed essere presenti in modo più capillare sul territorio. A medio termine proporremo anche ai colleghi di vertice delle altre forze dell'ordine - conclude - di creare un osservatorio interforze. Non siamo noi i più soggetti a questo problema, ma altri forse hanno più pudore".
 

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