Abusivi, in Appello condanne per tutti ma escono di scena i "metodi mafiosi"

Ieri la sentenza dei giudici. Cadendo l'aggravante le pene diminuiscono di molto per gli imputati che in primo grado se l'erano vista riconosciuta. Per la giustizia piazzale Roma come Tronchetto

Violenza, sì. Aggressioni verbali, metodi poco ortodossi, ma nessuna "aggravante mafiosa". Questa la novità principale della sentenza della Corte d'Appello di Venezia nei confronti degli "abusivi" del Tronchetto e di piazzale Roma.

I giudici quindi hanno riconosciuto la bontà dell'inchiesta condotta dal pubblico ministero Stefano Ancilotto e delle indagini condotte dai carabinieri del Ros nel 2006 attraverso anche "infiltrati" tra le maglie della realtà delle due zone, di difficile controllo per Comune e forze dell'ordine.

Sconfessata invece la linea del procuratore generale Giuseppe Rosin, secondo cui le pene, che in primo grado si erano rivelate molto dure per il riconoscimento dei metodi mafiosi, avrebbero dovuto essere diminuite di molto, spiegando che gli episodi di violenza e minacce andrebbero visti separati l'uno dall'altro.

 Colpevole anche Loris Trabujo, che non aveva mai preso parte in prima persona alle "azioni" ma che le indagini, e le intercettazioni telefoniche conseguenti, avrebbero dimostrato avere un ruolo principale nelle vicende contestate. Le pene per i quattro imputati di piazzale Roma, lo stesso Loris Trabujo, Adriano Rizzi, Maurizio Cappellotto e Gino Costantini, vengono sforbiciate di molto. Per gli altri invece le variazioni sono minime, nell'ordine di mesi.

Nel dettaglio, dopo la sentenza di ieri, Loris Trabujo passa da 6 anni e 3 mesi di reclusione a 3 anni e 9 mesi,  Adriano Rizzi da 5 anni e 7 mesi a 3 anni e 9 mesi, Maurizio Cappellotto da 4 anni e 3 mesi a 2 anni e 9 mesi e Gino Costantini da 7 anni e 4 mesi a 4 anni e un mese.

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