Condanna confermata: 20 anni a Dekleva per l'omicidio di Lucia

In Appello derubricato il reato di distruzione di cadavere in occultamento. Da 20 e 6 mesi si passa a 19 anni e 8 mesi. Famiglia Manca in silenzio

Condanna confermata, anche se ridotta di dieci mesi rispetto alla sentenza di primo grado con rito abbreviato pronunciata il 12 aprile dello scorso anno. Renzo Dekleva è stato giudicato colpevole di omicidio volontario nei confronti della moglie Lucia Manca, la bancaria di Marcon trovata cadavere sotto al viadotto di Cogollo del Cengio nel Vicentino ormai quasi tre anni or sono.

Il nuovo capitolo della vicenda processuale si è chiuso alle 14.30 quando i giudici della Corte d'appello hanno pronunciato la sentenza davanti ai parenti della vittima (tra questi il fratello Giuseppe e la sorella Fiorenza Manca), gli avvocati e, naturalmente, l'imputato. Renzo Dekleva, l'informatore farmaceutico che per primo a luglio 2011 denunciò la scomparsa della consorte. Ebbene, la condanna passa da 20 anni e sei mesi di reclusione a 19 anni e 8 mesi.

Questo perché il reato di distruzione di cadavere contestato in primo grado è stato derubricato in "semplice" occultamento. Non sarebbe quindi stata ravvisata dai giudici la volontà da parte di Dekleva di nascondere il corpo della moglie per non farlo ritrovare mai più. Di qui lo "sconto" di dieci mesi. Nessun commento da parte degli avvocati difensori dell'imputato Pietro Someda e Stefania De Danieli, che si riservano di leggere le motivazioni della sentenza. Bocche cucite anche da parte dei famigliari di Lucia Manca, usciti dall'aula bunker di Mestre senza lasciar trasparire alcuna emozione. Per loro, con ogni probabilità, la consapevolezza di avere assistito a una tappa importante della loro richiesta di giustizia. Confermati anche i risarcimenti stabiliti in primo grado alle parti civili.

Secondo l'accusa, Dekleva avrebbe ucciso la moglie Lucia nell'appartamento di Marcon il 6 luglio del 2011 per poi trasportarne il corpo in auto ed abbandonarlo sotto un cavalcavia in un'area coperta da sterpaglia. Quindi il giorno successivo aveva denunciato la scomparsa della donna ed erano partite le indagini coordinate dalla pubblico ministero Francesca Crupi. Un'inchiesta chiusa nell'ottobre successivo quando, per caso, i resti della donna erano emersi nel corso di una pulizia della zona a verde.

A carico di Dekleva c'erano delle contraddizioni sui suoi spostamenti accertati dai carabinieri. Attraverso le celle telefoniche e le immagini autostradali, avevano ricostruito i movimenti dell'uomo: dopo aver ucciso la moglie in casa, sarebbe andato dalla presunta amante facendosi vedere in giro per poi prendere il corpo della vittima e metterlo in auto (trovati resti di saliva nel bagagliaio) per scaricarlo sotto il viadotto. Le sue impronte digitali sono state trovate su un biglietto autostradale rilasciato al casello di Piovene Rocchette, a poca distanza dal ritrovamento dei resti della donna. "Sono state indagini condotte a senso unico", aveva dichiarato l'imputato venerdì scorso, cercando di allontanare da sé le accuse.

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