Separazione Venezia-Mestre, la denuncia: "Politica disinteressata"

I comitati accusano il consiglio regionale di aver depennato il referendum dall'ordine del giorno del 29 dicembre. Intanto pensano a una lista civica

Il consiglio regionale del Veneto fa "buoni propositi, ma solo a parole": è l'accusa mossa dal comitato "Venezia-Mestre due grandi città" nei confronti del "parlamento" veneto, reo di aver depennato dall’ordine del giorno dell'ultima seduta dell'anno la discussione sul progetto di legge per il referendum sulla separazione di Mestre e Venezia.

Secondo il comitato si tratta di un atteggiamento in contrasto con le intenzioni espresse dal presidente del consiglio regionale Ruffato di "far ripartire la Regione, senza aspettare con le mani in mano le elezioni di maggio": perché a questo punto la votazione sulla meritevolezza del referendum è rimandata al 2015, pregiudicando l’eventuale voto prima delle elezioni amministrative.

Una "mossa politica" che trova il biasimo del comitato, ma che non scoraggia i promotori nel perseguire l’obiettivo di portare i cittadini alle urne per scegliere se separare Mestre e Venezia. È quasi certo ormai che si andrà a referendum dopo le elezioni amministrative: "A meno che non si voglia accorpare il referendum alle elezioni di maggio e farlo a costo zero per la pubblica amministrazione, ma siamo consapevoli che non ce lo faranno mai fare", spiega in una nota il comitato.

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"Stiamo a vedere cosa deciderà la corte costituzionale in merito al ricorso presentato dalla Regione Veneto contro l'istituzione della città metropolitana, la cui sentenza è prevista per il 24 febbraio – annuncia Marco Sitran, presidente del comitato –. Nel frattempo abbiamo intenzione di assumere la veste di una lista civica. L'unica che propugnerà il vero cambiamento dalle fondamenta in questo martoriato territorio".

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