Sgarbi dà del "gay" al sindacalista Uil Assolto dal giudice: "No reato"

Il noto critico al Tg3 se l'era presa con Gianfranco Cerasoli, che aveva criticato la sua nomina a soprintendente al Polo museale di Venezia

Vittorio Sgarbi (©TM News Infophoto)

Il critico Vittorio Sgarbi non ha diffamato l'ex responsabile nazionale della Uil beni culturali Gianfranco Cerasoli, originario dell'Aquila, dandogli dell'omosessuale in un servizio andato in onda sul Tg3 oltre 3 anni fa. Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari dell'Aquila, Marco Billi, accogliendo la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero di un procedimento giudiziario nato da una querela nei confronti di Sgarbi presentata da Cerasoli, oggi responsabile delle relazioni industriali della Siae.

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Tutto era cominciato quando Sgarbi venne nominato soprintendente del Polo museale di Venezia da parte dell'allora ministro della Cultura Sandro Bondi. Nomina sulla quale, anche dopo alcune osservazioni di Cerasoli, la Corte dei conti ebbe da ridire. L'interessamento della magistratura contabile provocò la veemente reazione di Sgarbi che, l'11 agosto 2010 e per qualche giorno, cominciò a inviare messaggini a raffica al sindacalista aquilano, chiedendogli in maniera provocatoria come mai fosse tanto interessato al suo caso e insinuando appunto che fosse gay. La vicenda finì anche sugli organi di stampa, in particolare su un servizio video del telegiornale della terza rete.

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Di qui la querela intentata da Cerasoli contro lo stesso Sgarbi, assistito dagli avvocati Giampaolo Cicconi e Romana Sordini, e contro il direttore dell'organo di informazione, Bianca Berlinguer. Nel decidere sul caso, il giudice Billi premette che "il contenuto di tali sms non costituisce oggetto di valutazione nel presente procedimento". Andando a soppesare la presunta lesione della reputazione di Cerasoli da parte di Sgarbi nel servizio video del Tg3, il gip sottolinea che "è la stessa persona offesa a fare esplicito riferimento agli sms ricevuti, mostrando all' operatore il proprio apparecchio telefonico, mentre l'indagato Sgarbi si esprime usando toni indubbiamente meno diretti e più sfumati nei confronti di Cerasoli rispetto a quelli ai quali aveva fatto ricorso negli sms privati".

Per Billi, insomma, "non emerge un contenuto intenzionalmente offensivo nei confronti di Cerasoli" mentre "il riferimento al termine gay viene effettuato da Sgarbi escludendo espressamente un'intenzione offensiva". In definitiva, conclude il giudice disponendo l'archiviazione, "il contesto complessivo dell'intervista al Tg3 di Sgarbi non consente di affermare che le dichiarazioni rese siano state animate da un chiaro intento denigratorio". (ANSA)

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