Casinò, nessun margine per la trattativa: "Pronti a ricorrere al giudice del lavoro"

Partecipata assemblea giovedì sera a Ca' Noghera per decidere il da farsi. I sindacati: "Con la disdetta unilaterale del contratto pronti a ogni forma di protesta. La colpa è del Comune"

Nonostante il rinvio della seduta del Consiglio comunale di giovedì mattina, non sembrano esserci spazi per la trattativa sul Casinò. La delibera sulla riorganizzazione della Casa da gioco sbarcherà a Ca' Farsetti con ogni probabilità la prossima settimana. A fronte di una ricapitalizzazione della società, c'è il rischio che se a fine anno i conti non quadreranno si possa procedere alla chiusura della sede di Ca' Vendramin-Calergi, in centro storico, e all'annuncio di 150 esuberi.

I sindacati, al termine della seduta notturna di trattativa con l'assessore alle Partecipate, Michele Zuin, rispediscono al mittente le accuse di aver abbandonato ulteriormente le trattative. Anzi, secondo Matteo Matteuzzi, della Cgil, questa cura dimagrante potrebbe essere propedeutica anche a rendere la Casa da gioco appetibile sul mercato: "L'assessore mente sapendo di mentire - dichiara - abbiamo presentato risparmi sul costo del lavoro per 3,8 milioni di euro, con in più un'importante flessibilità del lavoro. Si assuma le responsabilità di quanto accaduto. Loro vogliono disdettare il contratto in maniera unilaterale - conclude - evidentemente se buttano al vento tutti questi soldi hanno un'idea diversa rispetto a quanto dichiarato. Come mettere in vendita la società".

Giovedì sera, nella sede di Ca' Noghera del Casinò, partecipata assemblea dei dipendenti. Durante la rinione si metteranno a punto le eventuali contromosse da parte dei sindacati: "Se ci sarà la disdetta unilaterale - attacca Enrico Gianolla, rappresentante Cisl per il Casinò - ci rivolgeremo al giudice del lavoro. Ma sarà un percorso molto lungo, invece le trattative si sarebbero chiuse in pochi giorni, anche se si sono rivelate impossibili a causa del continuo rilancio da parte dell'amministrazione comunale. Ogni accordo sarebbe dovuto passare attraverso il giudizio dei lavoratori, con un referendum. Non vogliamo fare la fine di Alitalia". 

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