Ulss 3, medicina in dialogo con l’utente: per una cura sobria, rispettosa e giusta

Si tratta della "slow medicine", della quale si parlerà in un convegno all'ospedale dell'Angelo, nel padiglione Rama. A coordinate la giornata Francesco Serafini e Fabio Pressotto

Si propone di adottare i processi di cura non solo in base alle attuali conoscenze mediche, ma anche attraverso una relazione di ascolto e di condivisione delle decisioni con il malato e la sua famiglia: è il movimento “Slow Medicine”, nato in Italia nel 2010, che sostiene scelte terapeutiche basate sull’evidenza scientifica ma cerca e pratica anche una medicina “sobria”, “rispettosa” e “giusta”. Si dà appuntamento a Mestre, nel Convegno organizzato per sabato prossimo al Padiglione Rama dall’Ulss 3, sotto la responsabilità scientifica del dottor Francesco Serafini, della Medicina Interna dell’Angelo, diretta dal dottor Fabio Presotto.

"La nostra parola d’ordine - spiega il dottor Serafini - è ‘appropriatezza’, in un ambito in cui spesso l’appropriatezza è lontana dal realizzarsi. Studi specifici evidenziano come siano inappropriate fino alla metà delle indagini radiologiche ambulatoriali. Ci dicono inoltre che per le infezioni delle vie aeree superiori vengono prescritti degli antibiotici in modo inappropriato fino al 40% dei casi, e che almeno il 20% dei farmaci sono prescritti per indicazioni non validate dalla ricerca. Anche molti dei cosiddetti check-up, secondo questi studi, hanno scarso significato e valore”.

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Le ragioni che portano a questo dispendio di risorse umane, strumentali ed economiche sono diverse. "In parte ricollegabili ad una cultura sanitaria ‘debole’, - spiega ancora Serafini - secondo la quale fare di più, cioè più esami, più farmaci, più terapie, significa fare meglio. Questo atteggiamento, inoltre, è spesso utilizzato dal medico in maniera difensivistica, per mettersi al riparo dal rischio di eventuali contenziosi giudiziari. Allo stesso tempo - aggiunge Presotto - è aumentata la distanza tra medico e paziente, ponendo in serio pericolo la relazione di fiducia, elemento fondamentale per assicurare una buona qualità di cura. In questo complesso rapporto tra professionisti della sanità e pazienti il ruolo dell’infermiere sta assumendo un significato sempre più rilevante e costruttivo".

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