Più volte allontanato e sempre tornato: ora Sobhi il "violento" è finito in carcere

Il cittadino tunisino, responsabile di numerosi reati, era stato condotto più volte nei centri di rimpatrio, ma aveva sempre fatto ritorno a Marghera. Ora dovrà scontare 7 mesi di carcere

Arrestato e allontanato, non una ma più volte. Continua a tenere banco Maiti Sobhi, il cittadino tunisino "violento" che negli ultimi mesi ha «seminato il panico» tra i cittadini, come aveva avuto modo di sottolineare a più riprese il presidente della Municipalità di Marghera Gianfranco Bettin. Nel corso di un controllo del territorio, gli agenti di polizia lo hanno riconosciuto all'interno di un bar di Piazza Mercato: per lui è scattato l'arresto.

Beccato in piazza Mercato

I poliziotti hanno dovuto condurre il 30enne negli uffici della questura per sottoporlo agli accertamenti dattiloscopici, dal momento che il tunisino era privo di documenti di identità. I riscontri hanno confermato i sospetti degli operatori, - sempre che ce ne fossero - permettendo di stringere le manette attorno ai polsi al pluripregiudicato. È di martedì pomeriggio, infatti, l'esecuzione dell'ordine di carcerazione per la pena di 7 mesi e 28 giorni di reclusione per reati di violenza commessi a Marghera lo scorso 28 gennaio. L'uomo è stato quindi condotto nella casa circondariale di Venezia, a disposizione dell'autorità giudiziaria competente.

La sua storia

Entrato illegalmente in Italia ne 2008 sbarcando a Lampedusa, Sobhi si è poi stabilito nella città lagunare, collezionando dal gennaio del 2009 ad oggi più di 40 fotosegnalamenti. Il 30enne, che gravita nell’area di Mestre e Marghera è dedito al consumo di sostanze stupefacenti e di alcol, ed è stato condannato per spaccio di sostanze, rapina, furto aggravato, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, anche ai danni degli operatori di polizia, incendio, danneggiamento e calunnia. Nel 2009 è stato arrestato e condannato per violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ventenne italiana. Per tutti questi reati ha scontato in periodi diversi un totale di 6 anni dietro alle sbarre.

Più volte condotto ai centri per il rimpatrio

Più volte Bettin aveva richiesto provvedimenti più severi per il delinquente, condotto a più riprese ai centri di rimpatrio di Bari e Torino ma sempre tornato indietro. Il 17 aprile il tunisino era stato individuato dai poliziotti mentre transitava in via Fratelli Bandiera e, dopo gli accertamenti di rito, immediatamente espulso e accompagnato presso il Cpr di Torino. L'11 agosto, sempre gli uomini del Commissariato di Marghera che erano da qualche giorno sulle sue tracce, avevano fatto irruzione presso uno stabile abbandonato, certi di trovarlo. Nella circostanza il cittadino extracomunitario, avevano cercato di darsi alla fuga, sebbene gli agenti lo abbiano poi placcato e condotto in questura. Lo stesso giorno un aereo della guardia di finanza lo aveva a accompagnato al Cpt di Bari, con altri stranieri.

«Grati alla polizia»

«Siamo grati alla polizia di stato, al questore e alla Procura di Venezia che hanno provveduto all’arresto del noto Sobhi Maiti, - questo il commento di Bettin - malavitoso e violento provocatore e seminatore di guai e di minacce e attacchi gratuiti ai danni di persone indifese. Ripetutamente fermato anche in passato e destinatario di ordini di espulsione a cui non ha mai ottemperato, è sempre tornato a Marghera dove forse gode di qualche sostegno e complicità che andrebbero a loro volta estirpati. La sua incarcerazione, dopo un’accurata indagine, fa sperare che questa volta venga tolto di mezzo più a lungo intanto che, confidiamo, si realizzano le condizioni affinché possa essere definitivamente rispedito da dove proviene».

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