«Uno stabilimento abbandonato a se stesso, Ilnor poteva ripartire»: la rabbia dei lavoratori

A due anni dalla crisi irreversibile, che ha portato alla chiusura dei battenti della ditta di laminati a Gardigiano di Scorzè, gli ex dipendenti lottano ancora e ora chiedono risposte per quel capannone dimenticato

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Sono tornate appese ai cancelli della Ilnor, a Gardigiano di Scorzè, le bandiere della Fiom Cgil, lì dove tante volte nei due anni passati erano state posizionate, testimoni delle battaglie di chi del lavoro vive e per il lavoro combatte e ha combattuto, anche in Veneto, nel nordest. 

Erba alta

In quella fabbrica di laminati, che dava lavoro e stipendi a oltre 100 famiglie del territorio, arriva qualche lavoratore in Naspi, assieme ad altri che hanno trovato lavoro da altre parti, più qualcuno sul punto di andare in pensione. Riuniti ancora una volta davanti ai cancelli chiusi della Ilnor, con la Fiom Cgil, il sindacato in prima linea per difendere l'occupazione al capannone, e al sindaco di Scorzè, Giovanni Battista Mestriner, testimone di tutto il percorso. È come se volessero rivederla in azione quella fabbrica abbandonata a se stessa, sentirne il rumore dei macchinari accesi, del via vai degli operai. Solo ricordi. Per uno stabilimento che assomiglia sempre di più, col passare del tempo, a un vecchio reperto di archeologia industriale. Accade anche qui, in Veneto, nel Veneziano. Ma c'è chi proprio non riesce a darsene pace. «Almeno ci diano garanzie dal punto di vista ambientale. La Eredi Gnutti Metalli ha fatto un investimento solamente per toglierla dalla concorrenza? Possibile che si lasci uno stabile di queste dimensioni in disuso? Chi renderà conto? - Si chiede un ex giovane lavoratore della ditta, Cristian Modesto, qui a protestare, ma anche a festeggiare, perché rimane l'orgoglio di aver cercato di fare di tutto per tenere in vita la Ilnor -. Eppure le manifestazioni d'interesse c'erano state. Eppure sembrava che altri gruppi volessero farsi avanti per rimettere in piedi l'attività. Oggi restano erba alta e desolazione». 

Appello agli industriali

«Se c'è una cosa che ci preme fare è un'appello agli imprenditori, a Confindustria, perché verifichi se c'è qualche interessato, non importa se produce altro, perché stia in prima linea nella difesa delle attività produttive del territorio. Ogni volta che per scelte sbagliate o politiche strategiche incomprensibili una ditta locale chiude i battenti a rimettercene è chi lavora, l'economia del territorio, l'indotto, le famiglie e tutta la comunità. La pesantezza delle conseguenze della perdita di un'azienda dovrebbero essere evidenziate e bisognerebbe avere il pugno duro contro le speculazioni di quei privati che agendo senza profondo senso di responsabilità mettono a rischio fonti sane di ricchezza e stabilità per la collettività intera. Per fortuna siamo intervenuti sulla questione dei contributi, altrimenti a causa del ritardo dell'azienda nel comunicare le sue intenzioni, i lavoratori avrebbero perso mensilità contributive e di cassa integrazione».

Politiche industriali

«Di certo non cambieremo destinazione d'uso, questa è un'area produttiva e resterà tale e se c'è qualcuno che intende portare avanti i propri interessi a scapito dell'industria e del lavoro, sappia che qui non troverà terreno fertile - afferma il sindaco di Scorzè, Giovanni Battista Mestriner -. Si punta il dito contro politiche industriali sbagliate e può essere sia così, ma occorre pensare anche all'assenza di queste politiche, ciò che in una parola si definisce incapacità».

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