Morto suicida il preside Pecchini: «Era forte, ma era arrivato all'esasperazione»

Martedì era in programma uno sciopero contro di lui. La sua gestione era sotto attacco da settimane. Alcuni amici si sono sfogati con rabbia: «L'avete ucciso voi». E lo ricordano con affetto: «Un uomo colto e appassionato»

Foto dal profilo Twitter

Vittore Pecchini, preside del liceo Marco Polo di Venezia, si è tolto la vita sabato a 57 anni: si trovava nel suo camper a San Nicolò, al Lido, ha assunto dei farmaci e ha telefonato alla compagna, che si è precipitata da lui. I tentativi dei medici di salvarlo sono stati vani. Nelle ore successive si è diffusa la notizia della morte e solo più tardi è stata confermata l'ipotesi del suicidio: un gesto dovuto, probabilmente, a problemi sia di tipo personale che professionale.

Lo sfogo degli amici

Nell'ambito "pubblico", nelle scorse settimane Pecchini era stato oggetto di pesanti attacchi e critiche relativi alla sua dirigenza. Pochi giorni fa era stato indetto uno sciopero «contro il preside», programmato per martedì 28 maggio: l'ultima di una serie di iniziative portate avanti da alcuni genitori per contestare l'operato del dirigente. In queste ore gli amici di Pecchini si sono sfogati: «Vittore si è ucciso, e l'avete ucciso voi». C'è rabbia per il modo in cui il preside è stato bersagliato: «Vi arrogate il diritto di accanirvi sulle vite degli altri, di distruggere l'integrità di una persona. Vi piace contestare, criticare, accusare, demolire, senza pensare alle conseguenze. Avete sulla coscienza quest'uomo».

Il ritratto

Un'amica lo ricorda con affetto: «Era una persona eccezionale: un uomo colto, sensibile, illuminato e combattivo, dotato di grande energia. Un carro armato. Sapeva dialogare con i ragazzi e aveva tante idee originali che metteva in pratica a scuola». Originario di Montecchio, in Emilia, era appassionato di filosofia (disciplina in cui si era laureato) e di barca a vela. Aveva viaggiato molto, poi aveva deciso di fermarsi qui e aveva preso casa al Lido, perché vivere a Venezia era il suo sogno. Purtroppo ci sono state delle ombre, soprattutto nell'ultimo periodo: «Sentivo che era sofferente, stava passando un brutto periodo - racconta l'amica -. Lui ci rassicurava e noi gli abbiamo creduto, conoscendo la sua forza. Nessuno di noi si aspettava qualcosa del genere. Evidentemente era arrivato a un punto di esasperazione».

Sotto attacco

Sono numerose le accuse mosse a Pecchini, in particolare nel gruppo "Contro l'accorpamento delle classi al Liceo Marco Polo", aperto il 9 aprile. Gli veniva rimproverata «mancanza di trasparenza», «ipocrisia», «inadeguatezza», «gestione personalistica» della scuola. «I genitori sollevano il conflitto di interesse del dirigente», si legge in uno dei post pubblicati. Ancora, si parla di «sciopero contro la gestione autocratica» del preside. E poi: «Il dirigente non solo non ha mostrato alcun interesse rispetto il confronto con insegnanti, studenti e genitori, ma ha mostrato uno spregio della democrazia che non lo rende in grado di dirigere questa scuola». Infine: «Le parole di Pecchini lo condannano, come dirigente, in quel luogo di incapacità di difesa del liceo che lui rappresenta. Noi già sappiamo come vivere senza di lui: non solo non ci rappresenta, ma deve andare via». In seguito alla notizia della morte, nel gruppo è stato pubblicato il messaggio seguente: «Siamo toccati profondamente, proprio perché la contrapposizione pubblica non impedisce mai la solidarietà umana».

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