Tassa di sbarco, il dibattito alla Bragora: «Il gettito sia completamente destinato alla città»

Tra gli ospiti del Gruppo25Aprile promotore della discussione: Giampietro Pizzo di Venezia Cambia, Claudio Vernier presidente dell’associazione Piazza San Marco e il professor Stefano Zecchi

Foto: il dibattito di domenica alla Bragora

La sala è gremita nella sede del Gruppo25Aprile in campo de la Bragora, a Castello, domenica. Quando il dibattito organizzato dal comitato inizia molte persone devono seguire l'iniziativa in diretta su uno schermo, in altre sale, perchè il tema del giorno, la tassa di sbarco, ha attirato centinaia di persone e ha riempito la stanza principale di esponenti di comitati, politici, intellettuali, artigiani, esercenti pubblici, professionisti, cittadini interessati alla gestione futura del turismo e della città. Tra gli invitati ci sono Giampietro Pizzo di Venezia Cambia, Claudio Vernier presidente dell’associazione piazza San Marco e il professor Stefano Zecchi. Moderatore il portavoce del G25A, Marco Gasparinetti. Su un punto l'accordo è unanime: «Sì alla tassa, ma come strumento per regolare i flussi turistici e a vantaggio di tutta la città».

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Pragmatismo

«Non si tratta di applaudire o fischiare per partito preso, ma di ragionare e valutare i pro e contro nell’ottica di un bilanciamento degli interessi, che non possono ridursi all’esigenza di “fare cassa” - scrive il Gruppo25Aprile di Venezia sui social -. Con questo spirito – pragmatico e costruttivo – intendiamo inviare all’amministrazione comunale le nostre osservazioni di residenti sulla tassa di sbarco, i cui dettagli verranno discussi in Consiglio comunale nelle prossime settimane».

Venezia Cambia

«Cosa va a colpire e cosa va a costruire? - Si chiede Giampietro Pizzo -.  Dietro a ogni tassa c'è una base imponibile. Se si restringe è inconsistente, quindi può non essere utile a raggiungere l'obiettivo, ad esempio, della regolazione dei flussi turistici, se molte categorie dovranno, per forza di cose, essere esentate, pensiamo a studenti, professionisti, parenti di residenti, e altre categorie. Il tema dei visitatori giornalieri deve essere riletto, così come quello degli appartamenti turistici. Come gestire alta stagione o bassa stagione e modulare la tassa? Ad esempio nei picchi come il Carnevale o la Regata possiamo ragionare su una tassa più alta, cioè su un sistema per disincentivare gli arrivi. Se è una tassa di scopo, occorre dichiarare adeguatamente e puntualmente quale sarà l'impiego delle risorse e discuterlo con la città. Le entrate saranno adoperate per migliorare la qualità del trasporto, o per la salvaguardia dell'ambiente e del patrimonio culturale, o per favorire l'artigianato e la residenzialità? Non vorrei che il tutto si esaurisse in grande calderone in cui l'opacità regna sovrana. E magari quei soldi venissero consegnati alle partecipate per organizzare eventi. Venezia è un valore culturale e simbolico se è una città viva, non morta».

«Provvedimento fasullo»

Critico il professor Zecchi sulla tassa. «Mi sembra - dice intervenendo - una tale idiozia che la dice lunga su come manchi un progetto per la città. 'El tacon se peso del buso' -  dice usando un modo di dire in dialetto -. È un provvedimento fasullo. Cosa comporta per i cittadini? Probabilmente espone i veneziani al ridicolo, come i tornelli - afferma Zecchi -. Mi piacerebbe pensarla come una risorsa per capire se questi soldi limitino davvero il flusso del turismo. Ma pensiamo veramente che chi spende migliaia di euro per una vacanza in crociera, si fermi davanti a pochi euro per potervi fare ingresso? Inoltre, non si può far pagare senza offrire niente in cambio a parte il sacrificio dei residenti, constretti a sopportare un'invasione. Serve un cambio di mentalità, bisogna partire dall'offerta, valorizzando tutto il patrimonio cittadino e trovando il modo di legare a questo la richiesta di denaro».

Associazione San Marco

Per chi continua ad avere attività produttive nel centro storico della città - spiega Claudio Vernier presidente dell’associazione piazza San Marco - la salvaguardia di queste aziende è importante, a cominciare proprio dalla limitazione dei flussi incontrollati di turisti. L’equazione tanta gente, tanto denaro, è falsa. Abbiamo avuto un calo del fatturato del 35% circa, del 25 per le attività collocate a San Marco. I turisti non sono soddisfatti del soggiorno, in città non si può camminare per la ressa, i servizi sono insufficienti. Per questo siamo favorevoli all'introduzione della tassa di ingresso. Gli introiti sarebbero appunto finalizzati a creare servizi di qualità, per un turismo di qualità: trasporti, moto ondoso, recupero culturale e ambientale. Il turista ora non viene accolto. Il 60% dei turisti non vuole tornare a Venezia. Alcuni vanno via prima di concludere le vacanze. Molti clienti non tornano più. Ecco perché speriamo che la tassa sia uno strumento utile a gestire i flussi d'ingresso».

Come applicarla?

Si discute poi dei canali di applicazione del tributo. Taxi, aerei, treni o navi? Il Gruppo25Aprile esclude l'opzione navi e aerei. «Entrambi i vettori portano viaggiatori che spesso non sostano in città, ma utilizzano gli scali per imbarcarsi verso altre destinazioni. Pensando ai voli poi esistono già le tasse aeroportuali sui biglietti. Più plausibile pensare di applicare la tassa nei ticket dei treni o delle navette che giungono in città, sicuramente dei lancioni che trasportano i turisti in centro storico per le visite.

«Dobbiamo partire dal dato che usufruire di una città rappresenta un costo per il bene che viene utilizzato - dice un cittadino intervenendo -. La tassa ha dato illusione del guadagno facile. Ma anche se venisse applicata a tutti i croceristi non darebbe un gettito superiore ai 16-20 milioni all'anno. Il vero problema è entrare nel merito della discussione sul bilancio del Comune di Venezia e la destinazione delle quote. Ad esempio all'Ateneo Veneto al momento non sono stati destinati fondi, mentre al Casinò sono andati 10 milioni». E per la sorveglianza? Non dimentichiamo la vicenda dei Lenocini a San Marco. Trovo assurdo non venga garantita sicurezza 24 ore su 24 neanche in centro storico. Dicono che costa, ma come vengono utilizzati i soldi?».

Appartamenti turistici

Altro nocciolo della questione sono i b&b e gli appartamenti turistici. «Si potrebbe pensare di ridurre a tre mesi l'operatività degli affitti a scopo turistico, o aumentare la tassa di soggiorno, visto che è minore rispetto a quella degli alberghi, quindi usare questa imposta per distribuire meglio durante tutto l'anno gli ingressi dei turisti - dice Pizzo -. Queste risorse potrebbero essere destinate alla residenzialità e alla città».

Ostelli a Mestre

«Che senso ha voler regolare i flussi se poi si costruiscono migliaia di posti letto a Mestre? - Si chiede il professor Zecchi -. Serve cambiare il modello turistico. Rompere l'idea della massificazione del turismo, che non ha capacità di sfruttare culturalmente la città. Ca'Pesaro, Gallerie dell'Accademia, restano deserte. Servono carte dei servizi per musei, passeggiate alle isole, serve cercare qualcosa di più di un semplice biglietto d'ingresso alla città, va accompagnato a un'offerta. Attraverso sistemi di rete occorre far capire che chi arriva a Venezia è una persona fortunata. Dobbiamo vendere la straordinarietà. Per riqualificare il turismo». Dello stesso avviso Laura Sabbadin, guida turistica. «I musei sono vuoti a parte palazzo Ducale. Manca un'idea di cultura. Bisogna pensare a servizi, musei, ingressi a chiese. Non è possibile solo chiedere senza offrire nulla, neppure i bagni pubblici.

Giornalieri 

«Contingentiamo i numeri in zone come piazza San Marco - propone Stefano Croce presidente dell'associazione guide turistiche -. Facciamo in modo che serva una prenotazione. E gestiamo i numeri degli arrivi mese per mese. Avviene già per Pompei e alle Cinque Terre, anche se in quel caso è più semplice perché si tratta di luoghi non aperti. Questo permetterebbe di selezionare anche il turismo mordi e fuggi, attraverso un ticket che ha costo diverso a seconda della stagione o dell'evento in corso. Questo manterrebbe vivibile il resto della città». Una proposta bocciata da Vernier: «Troppo complicato gestire la viabilità, si verrebbero a generare ingorghi nelle calli e in centro storico, non è fattibile». Di sicuro intanto si pensa a protocollare alcune posizioni da portare al più presto ai tavoli del Consiglio comunale, prima di ogni decisione della giunta.

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