Tassa d'ingresso (sbarco): «Non serve a regolare i flussi e si fa cassa solo in modo modesto»

Lo pensa il professor Stefano Zecchi, ex assessore alla Cultura a Milano, scrittore e docente universitario. «Utile per riaprire un dibattito su un progetto per la città di Venezia, in questo momento assente»

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Un'imposta da tanti paragonata alla gabelle dell'epoca medievale e che fa sostenere a molti altri che sia invece uno strumento utilizzabile per regolare gli ingressi turistici a Venezia, intervenendo allo stesso modo su molti altri squilibri presenti nei servizi, sulla residenzialità e sulla valorizzazione del patrimonio culturale e tradizionale della città. In tutti è comune la sensazione di 'invasione' incontrollata di visitatori, destinata perfino ad aumentare nel tempo. Un'imposta di 5-10 euro riuscirà a fermare l'intraprendenza dei turisti provenienti con ogni mezzo e da ogniparte del mondo? Critico il professor Zecchi, intervenuto domenica al dibattito organizzato in campo de la Bragora dal Gruppo25Aprile. «Manca un progetto sulla città e questo si capisce dalle migliaia di posti letto creati alla stazione di Mestre, all'interno di quegli enormi casermoni. Che senso ha imporre una tassa d'ingresso se poi si favorisce, e a costi accessibili, il pernottamento turistico a migliaia di visitatori? - Si chiede Zecchi -. Va ripensata anche l'offerta culturale della città. Occorre valorizzare il patrimonio legando casomai la tassa a una carta dei musei, o a visite nelle isole e altre iniziative che permettano di scoprire ciò che la città è davvero in grado di offrire, al di là del selfie scattato davanti al campanile di San Marco».

Iniziative e riflessioni

«Le posizioni emerse in questa e altre iniziative sul tema verranno prese in considerazione dal Movimento e discusse in Consiglio - assicura Sara Visman portavoce dei 5 Stelle al Comune -. La tassa di soggiorno è già uno strumento utilizzato in maniera calibrata dalle strutture ricettive», conclude. Una strada che vale la pena di approfondire per l'associazione piazza San Marco, che afferma: «l'equazione tanta gente, tanti schei, non è vera, i fatturati delle aziende che ruotano attorno alla piazza, se si escludono i grandi brand, stanno calando. Il turista a Venezia non viene accolto e non si trova bene, quindi non torna più. Ben venga un'imposta d'ingresso, se ha lo scopo di contingentare. La possibilità di chiedere un contributo ai turisti in visita a Venezia può essere, se utilizzato in modo corretto, uno strumento di importanza fondamentale per il futuro della nostra amata città.
Usato insieme a un sistema di prenotazione per una gestione dei flussi turistici da spalmare lungo l'intero anno con un numero massimo di persone giornaliero può sovvenzionare tutti i costi per quei servizi - accoglienza, accessibilità, mezzi di trasporto, bagni, pulizia - che andrebbero a garantire una esperienza di vita degna della sua storia agli stessi visitatori e ai veneziani. Ad utilizzare questo strumento bisogna però fare grande attenzione. Nel momento in cui le persone saranno obbligate a comprare il ticket di ingresso si aspetteranno una prestazione in cambio. Attenti a chiedere del denaro e a non restituire nulla. La percezione di pagare un balzello è dietro l'angolo». Per Venezia Cambia occorre «mettere in chiaro la destinazione delle risorse, così come la base imponibile e il gettito. Tutte partite che vanno precisate in anticipo, chiedendo una partecipazione alla discussione sul bilancio comunale».

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