Lunedì Ca' Farsetti presenta la tassa di sbarco. Critico il Pd: «Nessun confronto»

Tra due giorni si conosceranno i dettagli dell'applicazione del ticket ai visitatori giornalieri. Per l'opposizione, però, è mancato il dibattito

Foto: assemblea a San Tomà

Lunedì a Ca' Farsetti sarà presentata la proposta di delibera sul regolamento per l'istituzione e la disciplina del contributo di accesso alla città di Venezia. Alla conferenza anche lo studio legale Gianni Origoni Grippo Cappelli e Partners, che ha affiancato la giunta comunale nell'elaborazione del provvedimento, unitamente al team che sta seguendo la pratica. Venerdì sera, invece, il Partito Democratico veneziano ha organizzato un'assemblea pubblica sul tema, in Scoletta dei Calegheri a San Tomà.

Dibattito

 «Dispiace che sia mancato il dibattito con la cittadinanza su un tema così delicato e importante - ha detto la capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Monica Sambo -. Questa amministrazione non si è voluta confrontare. Le commissioni consiliari sono previste dal 7 febbraio e come Pd avremo la possibilità di esprimerci fino alla fine del mese, ma intanto ci siamo fatti carico di questa esigenza di confronto. Ci preme sottolineare che la tassa non deve essere veicolo per penalizzare certe “buone attività” presenti in città. Ricordiamo che si tratta di una misura che può cambiare il volto di Venezia».

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Check Point

«Dobbiamo creare un sistema tassazione che vada a toccare tutti i trasporti attraverso i quali si arriva a Venezia: taxi, aerei, autobus, treni e anche biciclette - viene precisato durante un intervento -. Una delle cose da fare è non mettere varchi o tornelli in città. Ma check point, cioè sistemi di controllo al di fuori del centro storico. L'idea potrebbe essere quella di estendere quanto già avviene con Venezia Unica, che riesce a identificare preventivamente la provenienza di chi giunge e si muove in città. Questo non in maniera che la tassa sia vissuta come una punizione, ma legando il tributo a una serie di servizi usufruibili in città, come i bagni o le visite o le passeggiate. Dovrebbe essere percepito come una partecipazione alla conservazione della città, così che potrà essere visitata anche fra 20 o 40 anni. La gente dovrà essere coinvolta in una azione turistica, in una operazione di marketing, in modo che la tassa venga percepita come un'opportunità».

"Turismo cattivo"

«Non ci piace l'idea del check point - interviene il Gruppo25Aprile Venezia -. Che la gente debba essere controllata per tornare a casa propria, sembra di rivivere in un clima da guerra fredda. Non ci piace neppure una sommaria distinzione tra turismo che pernotta in città, buono, e quello che arriva alla domenica per una gita in famiglia che sarebbe quello "cattivo", da tassare. Non siamo contrari alla tassa di sbarco. Ma la vediamo meglio applicata alle grandi navi e ai lancioni. Nei quali la tassa può essere peraltro incorporata a monte. Non è un modo per limitare la presenza di crocieristi. Ma piuttosto per fare cassa. E allora è giusto pensare a come verranno spesi quegli introiti. Per assumere altri vigili urbani? E chi arriva in treno? Siamo sicuri di potere selezionare i motivi per cui sono a Venezia? Ad esempio chi viene al tribunale o all'ospedale. E se vogliamo ridurre i flussi turistici allora perché altri 5 mila posti letto a Mestre? Vorremmo che il Pd, quando andrà in Consiglio comunale ascolti i cittadini e le realtà associative. Manderemo un testo al segretario del Pd Marco Dodi e non vogliamo che sia una delega in bianco al sindaco di Venezia. Il Pd deve fare in modo che il Consiglio sia un luogo di dibattito vero».

Monocultura del turismo

«Abbiamo già da tempo evidenziato la necessità di rafforzare gli strumenti a disposizione del Comune per affrontare e correggere gli effetti distorsivi di un settore in continua crescita - fa presente il Pd -. Il numero di presenze giornaliere ha superato i livelli di guardia della vivibilità e della sicurezza degli spazi pubblici. Vanno sollecitati la Regione Veneto e il Parlamento a modificare le normative generali sul turismo che necessitano di urgenti aggiornamenti. Il riconoscimento della possibilità di applicare anche a Venezia la tassa di sbarco, già prevista per le isole, costituisce una interessante novità che dota la città della capacità di raccogliere in proprio un tributo legato non all’acquisto di un particolare servizio, ma al semplice uso e godimento dei suoi spazi. Un’opportunità che l’amministrazione Brugnaro si appresta a sfruttare ma che, da quel che si apprende, non sembra guidata da una chiara visione del futuro del territorio comunale e della Città Metropolitana».

Discussione

«In attesa di poter conoscere i dettagli dei provvedimenti che, speriamo, il sindaco voglia portare in discussione in Consiglio Comunale - continua il Partito Democratico - riteniamo necessario evidenziare alcuni rischi: che un sistema di applicazione troppo complicato provochi, di fatto, l’espulsione dalla città storica di tutti le funzioni proprie di una città capoluogo di Regione e della Città Metropolitana, degli uffici pubblici e privati, istituzioni, enti, professionisti e artigiani, inceppati dalla necessità di gestire l’esonero della tassa di sbarco per i propri utenti, clienti, consulenti e penalizzati in termini di concorrenza. Che gli auspicati investimenti sui settori produttivi, non esclusivamente legati al sistema turistico, siano di fatto impediti sia dalla necessità di rispettare le regole della concorrenza (la nuova norma non fa di Venezia una città a Statuto speciale), sia dalla necessità di compensare gli svantaggi di una città di fatto chiusa alla libera circolazione delle persone, e che l’amministrazione trovi più interessante raccogliere nuove entrate che contenere e gestire i flussi. Il Partito Democratico di Venezia ritiene indispensabile che l’amministrazione attivi in tempi brevi un tavolo tecnico istituzionale allargato alle forze economiche, culturali e sociali della città di Venezia e delle isole minori della laguna che definisca le linee guida del regolamento applicativo della tassa di sbarco, assicurando che non si riveli dannosa per la vita della città e prevedendo che la quota parte principale delle risorse venga destinata a misure a sostegno dei residenti, nonché al contrasto del degrado e alla tutela del patrimonio storico e culturale del territorio».

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