"Io, da mesi sotto il giogo dello stalker. Per me non c'è alternativa a vivere nella paura"

La testimonianza di Alessia: "Ho presentato denuncia, ma le autorità non hanno mezzi per bloccare questa gente. Storie tragiche se ne leggono troppe, la mia è la vicenda di tante"

"Si leggono tante storie sui giornali, anche tragiche. Io non voglio che tutto questo vada avanti e non so come il suo comportamento possa evolvere". Alessia (nome di fantasia) vive da mesi sotto il giogo di uno stalker. La denuncia è stata presentata ai carabinieri, su consiglio anche dell'avvocato, ma nonostante ciò il suo persecutore continua imperterrito a contattarla a ogni ora, a volte dimostrandole tutto il suo amore, a volte invece insultandola.

"Vivo nella paura"

Perché costantemente, lui, nonostante si sia convinto del contrario, si è trovato di fronte un muro: "Ora vivo nella paura - racconta la donna, sposata e con figli - risiedo nel Veneto orientale e mi limito al tragitto casa-lavoro. Quando sono da sola tremo ogni volta che si muove una tenda per il vento o che sento qualche rumore strano. Non è vita, chiedo alle autorità di intervenire". O meglio, Alessia chiede che le autorità abbiano i mezzi per poter arginare la situazione: "Il mio stalker non mi ha mai minacciato - continua - ma non so come possa evolvere la vicenda. Ripeto, di storie tragiche se ne leggono troppe in giro. Era una mia vecchia conoscenza e abbiamo stretto amicizia su Facebook. Da quel momento per lui sono diventata una ossessione".

Coinvolti anche gli amici 

Una vicenda che sta coinvolgendo anche i congiunti della donna: "So dove vive e so che è sposato - continua la vittima - ma ciò non lo ferma. Contatta tutti i miei amici per sapere cosa faccio durante il giorno, cosa mangio. Vuole essere parte del mio quotidiano. Ma lui non fa parte della mia vita e non lo sarà".

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"La denuncia ma poi più nulla"

Dopo le prime avvisaglie, la decisione di andare dai carabinieri: "Abbiamo presentato denuncia, ma tutto è stato inoltrato alla Procura e chissà quanto ci vorrà perché le carte vengano prese in considerazione. E ora? Nulla. Io devo vivere soffrendo e lui, invece, è libero di fare ciò che vuole. Perlomeno - conclude Alessia - queste persone siano sottoposte a un percorso psicologico d'aiuto. Hanno dei problemi e il rischio è che diventino aggressive. Non voglio che si arrivi a questo". 

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