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Tromba d'aria Venezia: a Sant'Elena bimbi in trappola, caos a Sant'Erasmo

Raffiche di vento si sono abbattute in zona Sant'Elena e a Sant'Erasmo. Al diporto velico pompieri intervenuti per liberare i bambini. Case scoperchiate, un ferito ricoverato per trauma cranico

Gabriele Vattolo 12 giugno 2012

Violenta tromba d'aria a Venezia verso le 11 di stamattina. Il cielo si è incupito all'improvviso, il vento si è alzato e soprattutto la zona di Sant'Elena è finita nell'occhio del ciclone, dove sono state scoperchiate la biglietteria Actv e parte della chiesa. I danni più ingenti, però, nell'isola di Sant'Erasmo.

 

Le raffiche sono durate per una decina di minuti e si sono abbattute soprattutto sul diporto velico di Sant'Elena, dove i vigili del fuoco sono intervenuti per aiutare alcune persone, tra cui quindici bambini tra i 9 e 10 anni frequentanti un corso di vela, che si erano rifugiati all'interno di un container che è stato spostato dal vento e sul quale sarebbero caduti anche dei rami ostruendone l'uscita. I bambini stanno bene, non si sarebbero registrati feriti, ma erano intrappolati. Per liberarli sono intervenuti i vigili del fuoco. Uno dei giovani avrebbe riportato un'escoriazione alla testa.

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Alle 11.30 le squadre dei pompieri erano sul posto per i soccorsi. Un platano è stato scaraventato contro il muro di cinta dello stadio Penzo, determinando un crollo. Decine di barche sono state accatastate dalla violenza delle raffiche una sull'altra e sono caduti dei container di servizio della società Remiera Casteo. Trentatré le imbarcazioni distrutte. Un uomo è stato ricoverato in ospedale per trauma cranico. Lievi i danni alle strutture del Morosini.

 

Al Lido molto spavento tra chi si trovava al mercato all'aperto, dove diversi banchetti sono stati rovesciati, come alcune imbarcazioni in tutte le zone toccate dal ciclone.

Danni rilevanti all’isola della Certosa, con centinaia di alberi abbattuti. Il comandante provinciale dei vigili del fuoco Loris Munaro ha dichiarato: "In pratica il parco non c'é più". Gli edifici restaurati recentemente non appaiono danneggiati. Molto colpito invece il chiostro e distrutto completamente il plateatico del ristorante dell’isola.

 

Le ripercussioni più pesanti, però, sembrano essersi registrate a Sant’Erasmo, dove i vigili del fuoco si trovano con quattro squadre, dovendo superare molti problemi logistici derivanti dalle difficoltà di trasporto del materiale necessario dalla terraferma. Ci sarebbero una dozzina di case scoperchiate e decine di alberi abbattuti. Lì si è stabilito il primo posto di comando della protezione civile e dei pompieri, dove è intervenuto il nucleo S.A.F. (Speleo Alpino Fluviale) specializzato nel calarsi dall'alto con le corde. In questo modo dovrebbero mettersi in sicurezza i tetti delle abitazioni in maniera da consentire una temporanea agibilità. Per non correre rischi è stato chiuso il cimitero dell'isola. Anche il più vecchio albero di Sant'Erasmo, un “bagolaro” (Celtis australis) di 150 anni, non ce l'ha fatta a resistere: è stato violentemente sradicato.

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Molte le richieste d'aiuto sono giunte ai pompieri, che stanno intervenendo per capire la portata dei danni. In terraferma, invece, nessuna precipitazione violenta. In via Garibaldi a Venezia è stato un fuggi fuggi generale, poi il ciclone si è spostato verso le isole, in direzione di Sant'Erasmo e Punta Sabbioni. In alcuni punti della città lagunare la navigazione è stata temporaneamente bloccata. Richieste d'aiuto sono arrivate anche da Caorle e Jesolo, interessate anche loro dalla tromba d'aria. Alcuni tetti scoperchiati e necessità d'interventi anche in questo caso.

Il vicesindaco di Venezia, Sandro Simionato, l'assessore comunale ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni, e alcuni funzionari del Comune si sono recati in sopralluogo a Sant'Erasmo e nelle altre isole colpite per la verifica dei danni.

 

IL PRECEDENTE - La scena che si è parata davanti agli occhi delle persone più anziane ha riportato alla memoria la tragedia dell'11 settembre 1970, quando verso le 21.30 un motoscafo dell'allora Acnil (la società poi diventata Actv) venne affondato da una tromba d'aria nell'isola di Sant'Elena. In quel frangente 21 persone morirono annegate.

 

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