Ricatti e false variazioni di iban: attenzione alle truffe via mail

I cybercriminali riescono a frapporsi nelle comunicazioni e a raggirare le imprese. Singoli utenti, invece, vengono ricattati con video compromettenti che non esistono

Ammonta a circa un milione di euro la somma che gli agenti della polizia postale di Venezia sono riusciti a individuare e bloccare negli ultimi 4 mesi, impedendo che i truffatori ne entrassero effettivamente in possesso. Il fenomeno su cui si concentrano le verifiche è detto "man in the middle", o "bec", e ha come obiettivo le aziende: si verifica quando i malviventi riescono a leggere e modificare messaggi di posta elettronica tra due utenti comunicanti tra di loro, sfruttando questa situazione a proprio vantaggio.

Frodi via mail

I cyber criminali si concentrano su due imprese vincolate da rapporti commerciali: sostituendosi all’azienda venditrice attraverso un falso indirizzo email, indicano a quella acquirente un codice iban diverso da quello usuale per effettuare il pagamento della merce, adducendo come scusa problemi di varia natura con la banca. Se la truffa va a buon fine il pagamento viene fatto a favore di un conto corrente estero, nella disponibilità di soggetti compiacenti o che fanno parte della stessa organizzazione criminale. Grazie alle segnalazioni tempestive e alle veloci indagini, come detto, tra gennaio e aprile la polizia è riuscita a restituire circa un milione di euro alle aziende truffate: perlopiù artigiani, amministratori condominiali e imprenditori.

La leva dei video compromettenti

Tra i normali utenti, invece, la truffa più diffusa in queste settimane sembra essere la mail ricattatoria con richiesta di pagamento: sono decine i casi segnalati tra marzo e aprile, tutti relativi a un sedicente hacker che, tramite mail, avvisa la vittima di avere violato il suo sistema informatico e registrato, attraverso la webcam del pc, il malcapitato intento nella masturbazione durante la visione di filmati pornografici. Segue una richiesta di pagamento, di solito in bitcoin, altrimenti l'hacker minaccia di diffondere il presunto video compromettente. A generare ulteriore preoccupazione c'è il fatto che la mail-truffa ha come mittente lo stesso indirizzo della vittima, facendo credere che il messaggio sia stato inviato dal proprio dispositivo; e c'è anche, in certi casi, il riferimento ad una vecchia password di accesso utilizzata dalla vittima. Si tratta di trucchetti che, spiega la polizia postale, non devono trarre in inganno: in casi del genere l'invito è a non aprire mai gli allegati e, ovviamente, non pagare. È sufficiente cestinare la mail e, solo in via precauzionale, cambiare la password di accesso alla casella di posta elettronica.

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