La vendita del palazzo Grandi Stazioni nel mirino della Corte dei Conti

La Regione acquistò l'immobile nel 2007 a quasi 65 milioni di euro. Nel 2001, invece, fu ceduto a Grandi Stazioni per 35 miliardi di lire. In questa differenza c'è stato un danno per l'Erario?

La Corte dei Conti ha aperto un fascicolo sulla compravendita a Venezia dell'ex palazzo compartimentale delle Ferrovie, acquistato nel 2007 dalla Regione Veneto per farne la sua nuova sede. L'indagine, come riporta la Nuova Venezia, vuole accertare se il prezzo pagato per l'immobile - 64,9 milioni di euro per i 19mila 250 metri quadri del palazzo e 4,6 per i 2mila dei magazzini retrostanti - sia stato equo o vi sia stato un danno per l'erario.

A vendere i livelli superiori dell'edificio è stata Grandi Stazioni con la mediazione del manager Gian Michele Gambato, oggi presidente di Sistemi Territoriali, che ha sempre sottolineato come proprio l'Agenzia delle Entrate certificò, insieme ad altri periti, la congruità del prezzo pattuito. Le verifiche riguardano, in particolare, la differenza tra la stima iniziale sul valore dell'intero immobile e il prezzo finale pagato dalla Regione Veneto per i piani superiori: l'edificio è stato infatti ceduto nel 2001 da Ferrovie dello Stato a Grandi Stazioni per 35 miliardi di lire, per poi raddoppiare di prezzo nell'arco di sei anni, pur a fronte di lavori di ristrutturazione.

L'indagine contabile dovrà anche fare chiarezza sulla legittimità della maxi parcella pagata da Grandi Stazioni a Gambato, pari a 1,6 milioni di euro. A segnalare la questione alla Corte dei Conti, è stata la Procura generale della Repubblica.

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