Venezia "grande casa ebraica": un accordo permetterà ai fedeli di spostarsi il sabato

Secondo la religione, gli ebrei non possono spostare oggetti fuori di casa nell'intera giornata di sabato. Con questo provvedimento, case, piazze e campi diventano un luogo solo

Venezia grande casa per gli ebrei. Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha ricevuto lunedì mattina il rabbino capo della Comunità ebraica di Venezia, Scialom Bahbout, accompagnato dal vice rabbino, Rav. Avraham Dayan, dal cerimoniere del tempio spagnolo, Bruno Foà, e dal consigliere della Comunità, Paolo Navarro Dina. Singolare lo scopo dell'incontro, richiesto dalla Comunità ebraica, per ratificare la firma di un'autorizzazione che permetta di considerare strade, piazze, campi e ogni altro spazio pubblico di Venezia come un unico ambiente e un'unica proprietà della cittadinanza.

In base alla legge mosaica, infatti, di sabato gli ebrei non possono spostare oggetti di nessun tipo da un luogo pubblico a uno privato e viceversa. A Venezia però, caso unico in tutta Italia, se il sindaco, che è la massima autorità cittadina, attesta che l'intera città si può considerare come un'unica grande “casa”, la prescrizione può essere osservata consentendo nello stesso tempo agli ebrei osservanti di spostarsi liberamente nell'area interessata dall'autorizzazione (in ebraico 'eruv'). Un atto importante dunque, soprattutto per una città come Venezia che ogni anno è frequentata da milioni di turisti, molti dei quali di religione ebraica, ancora più numerosi quest'anno in occasione delle manifestazioni per i 500 anni del Ghetto.

Per essere valida, l'autorizzazione, che durerà 5 anni a partire dal 22 aprile, vigilia della Pasqua ebraica, deve essere a pagamento, motivo per il quale il rabbino Bahbout ha già versato 10 euro "simbolici" nelle casse del Comune. Nel breve dialogo con il rabbino seguito alla firma del documento, il sindaco Brugnaro si è soffermato sul valore che l'osservanza della tradizione e il rispetto delle regole riveste, così come per la comunità ebraica, anche per Venezia stessa, da sempre esempio positivo di accoglienza e valorizzazione delle diverse culture che hanno contribuito a renderla grande. L'incontro si è concluso con la consegna al sindaco, da parte del rabbino, di alcuni doni della tradizione ebraica: pane azzimo, vino di Gerusalemme, pani del sabato e dolci di Pesach, prodotti nel forno della Comunità veneziana.

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