Picchia la moglie e la violenta legandola e imbavagliandola per anni: mostro arrestato

I carabinieri giovedì hanno bloccato un 49enne bengalese residente nel Miranese. Botte anche alla figlia di 9 anni, determinante per far emergere i soprusi. La coniuge era segregata

Un incubo che continuava negli anni, tra botte e addirittura violenze sessuali subite dopo essere stata legata e imbavagliata. Uno scenario orribile quello in cui si sono imbattuti i carabinieri della stazione di Spinea che, su ordinanza di custodia cautelare, giovedì pomeriggio hanno arrestato e portato in carcere un 49enne bengalese residente nel Miranese. Deve rispondere di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata, tentata estorsione, rapina e lesioni aggravate. Un elenco di reati che non finisce più. Determinante per far emergere una realtà di soprusi e angherie che si trascinava dal 2007 è stata la figlia della coppia, di 9 anni, che ha chiamato i militari dell'Arma. L'uomo è accusato di comportamenti violenti pesantissimi, anche psicologici, pure nei confronti della bambina, costretta spesso ad assistere ai pestaggi nei confronti della madre 33enne.

Accerchiata 4 contro 1 e picchiata

La donna era stata picchiata anche quando era incinta ed era stata indotta in uno stato di prostrazione psicologica tale da portarla a tenere la bocca cucita, senza denunciare l'inferno in cui era piombata. Le indagini sono scattate una sera di fine novembre dello scorso anno, quando i militari sono stati contattati d'urgenza dalla donna. Gli uomini dell'Arma hanno raggiunto l'abitazione della coppia ma, in quella circostanza, la 33enne, non riuscendo ad esprimersi in italiano, non aveva avuto la possibilità di spiegare il giogo sotto il quale era costretta a vivere. Ci è voluto un secondo intervento per scoperchiare il calderone: stavolta a chiamare è stata la figlia di 9 anni, disperata. Ha spiegato che la madre era in grave pericolo perché accerchiata da quattro uomini (il marito e tre parenti). La stavano picchiando e le stavano gettando addosso di tutto.

Il pianto liberatorio

La sventurata è stata accompagnata in pronto soccorso e sottoposta alle cure del caso, quindi in caserma. Qui, con l'aiuto di un interprete, ha raccontato tutto: consapevole di essere giunta a una svolta, ha pianto a lungo e ha messo in fila i continui soprusi, le violenze di ogni genere subite e le continue privazioni.  Uno scenario che ha richiesto doverosi approfondimenti per ricostruire l’incubo e inchiodare alle proprie responsabilità l’uomo. Moglie e figlia sono state subito portare in una comunità protetta.

Dieci anni di soprusi

Le indagini hanno scoperchiato un calderone di disperazione e violenza: la 33enne da 10 anni veniva quotidianamente offesa e minacciata, nonché sistematicamente picchiata, anche quando era in stato interessante, e privata della possibilità di ricorrere alle cure mediche. Non solo: la sventurata non poteva relazionarsi con nessuno, nemmeno per telefono, o vedere la televisione. Non poteva uscire di casa da sola e veniva costretta a subire rapporti sessuali non consenzienti e violenti che, se rifiutati, venivano compiuti lo stesso legandola e imbavagliandole la bocca con del nastro adesivo.

Anche la figlia veniva picchiata

I carabinieri hanno anche dimostrato che in qualche occasione i pestaggi erano rivolti alla figlia della coppia, nata nel 2007, contro la quale l’uomo, in preda a scatti d’ira, lanciava anche suppellettili della casa. Come se non bastasse, la maggior parte dei comportamenti violenti nei confronti della moglie avvenivano sistematicamente alla presenza della bambina. In casa c'era un costante clima d'angoscia, paura e disperazione.

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L'apice a fine novembre

Fino ad arrivare a fine novembre, quando la donna era stata circondata e picchiata dai 4 connazionali, guidati dal marito, per costringerla a intestargli un immobile situato in Bangladesh di valore economico rilevante. Il branco l'avrebbe minacciata di morte mostrando anche un coltello, mentre il coniuge l'avrebbe percossa e trascinata per i capelli. Lanciandole addosso vari oggetti. Le contusioni sono state accertate dal pronto soccorso. Un quadro che ha indotto l'autorità giudiziaria a emettere un provvedimento cautelare: i carabinieri hanno arrestato il 49enne e l'hanno portato al carcere di Santa Maria Maggiore. Nei prossimi giorni sarà sottoposto all'interrogatorio di garanzia.

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