Mose, ancora mistero sul termine dei lavori. Si slitta a fine del 2018?

La commisione consiliare si è recata in visita all'Arsenale venerdì mattina, nella sede di Consorzio Venezia Nuova, per monitorare lo stato di avanzamento

Una visita nella mattinata di venerdì, per vedere come stanno procedendo i lavori. Come riportano i quotidiani locali, le commissioni consiliari Attività produttive e Lavori pubblici si sono recate congiuntamente all'Arsenale, nella sede del Consorzio Venezia Nuova (CVN) per "monitorare" la situazione del Mose, la cui fine dei lavori rimane ancora oggi un mistero.

Durante l'incontro, Hermes Redi, direttore di CVN, aveva spiegato come i lavori di realizzazione si sarebbero conclusi nel dicembre del 2018, salvo poi rettificare, e confermare nel giugno del 2018 la data ufficiale. L'obiettivo contingente al termine dei lavori è quello di tagliare le spese, mettendo in atto un'operazione di spending review grazie alla quale non dovrebbe essere necessario richiedere al Governo i 221 milioni destinati alle opere complementari, ovvero quegli interventi ambientali richiesti dall'Unione Europea. Una somma per altro già prevista, e che dovrebbe permettere di impermealizzare piazza San Marco, per un costo stimato di circa 50 milioni di euro. Ma il secondo Jack Up del Mose, ovvero il pontone che servirà alla sostituzione delle paratoie durante gli interventi di manutenzione, non si farà, e dovrebbe permettere di risparmiare la cifra necessaria a coprire i costi per i lavori sulla Piazza, richiesti a gran voce e da molto tempo, soprattutto dai commercianti della zona.

Le paratoie del Mose si potranno alzare quando la marea raggiungera i 120 centimetri, questo è quanto è sempre stato affermato dalla direzione dei lavori. A domanda del consigliere comunale Paolo Pellegrini, che chiedeva perché non ci si potesse "abbassare" a 90 centimetri, Redi ha specificato come si potrebbe trattare di un'ipotesi affascinante, che permetterebbe di lasciare all'asciutto una gran parte della città. Il procedimento tecnico, per il direttore di CVN è "fattibilissimo", ed è per questo che è già in programma uno studio approfondito, per capire se l'ipotesi possa essere vagliata. Ci si domanda poi chi dovrà alzarle, la paratoie. Redi ha sottolineato come il Centro maree di Ca' Farsetti si fosse reso disponibile, insieme a quello di CVN e dell'Ispra. La gestione, ha commentato, dovrebbe comunque provenire dal settore pubblico, ma c'è bisogno che le autorità prendano in mano la questione e costruiscano una visione del futuro. Ciò che si è augurato è che Luigi Brugnaro, in quanto sindaco della Città Metropolitana lo abbia fatto presente al premier Renzi.

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