«Ricorso al Fis inutile». Dipendenti in appalto Cup in difficoltà per le scelte dell'azienda

Filcams: «Meno visite specialistiche e urgenti, calo delle prestazioni: non vuol dire meno fatturato. Perché l'ammortizzatore? In più i lavoratori in attesa dell'Inps non percepiscono nulla»

Laboratorio analisi, archivio

Una situazione di difficoltà per i dipendenti «causata da scelte incomprensibili della società». È quanto il sindacato Filcams Cgil segnala spiegando la vicenda dei lavoratori in appalto del centro unico di prenotazione (Cup) ospedaliero. Fissano prestazioni sanitarie, svolgono servizi di portineria e amministrativi, si occupano dei referti ecc, in tutta la provincia di Venezia, ma anche nel Trevigiano. La società Gpi che ha l'appalto ha deciso di ricorrere alla cassa integrazione per questi dipendenti.

Prestazioni sospese

È vero che visite ed esami ordinari e prestazioni specialistiche sono sospesi, spiega la sigla sindacale, e lo confermano i dipendenti. «Ma il fatturato della società non risulta sia stato tagliato dalle aziende ospedaliere. Perciò, come si giustifica il ricorso agli ammortizzatori? - Interviene il Fis in questo caso, fondo di solidarietà Inps, che copre l'80% dello stipendio - I lavoratori ora sono in difficoltà: non percepiscono nulla». Il Fis, per introiti che già non superano i 7,8 euro lordi all'ora, non ci metterà meno di un mese e mezzo o due ad esser versato. Eppure gli operatori sarebbero d'accordo a soluzioni tipo la banca ore per evitare la cassa integrazione. Al momento della ripresa delle attività ordinarie, queste giornate di lavoro tornano a disposizione del datore di lavoro che ne avrà sicuramente bisogno per rifissare gli appuntamenti e affrontare l'ondata di richieste che si ripresenterà alla sanità. 

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Anticipo del Fis

«Gli operatori possano essere utilizzati per altri fabbisogni - dichiara Filcams - : accettazione tamponi Covid-19, riorganizzazione ambulatoriale delle visite ed esami sospesi, supporto agli uffici cartelle cliniche, rafforzamento call center. Invece risulta che l’azienda avrebbe comunicato ai propri dipendenti l’attivazione della procedura, a partire dal 27 marzo, tramite una mail che deliberava la sospensione dell’attività lavorativa di una larga parte di lavoratrici e lavoratori (oltre il 50% in alcuni servizi e sedi). Una decisione - scrive il sindacato - che riteniamo possa esporre a pericoli di indigenza economica». Non sarebbe stata accolta peraltro neppure la richiesta sindacale di anticipazione, da parte dell'azienda, dell’assegno Fis per conto dell’Inps. «Chiediamo che tale responsabilità debba vedere le committenti (in particolarmodo se pubbliche) soggetti attivi e garanti anche degli aspetti salariali. Chiediamo un confronto in merito alla condizione in atto», conclude la Filcams Cgil Venezia. 

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