Emorragia di artigiani, in quarant'anni dimezzati: «Salvaguardare le peculiarità di Venezia»

"Sappiamo dove va Venezia? Quel che resta della Città d'acqua e del suo artigianato" è il convegno di Confartigianato che indaga sulla problematica

«Con l’espulsione dei suoi artigiani Venezia ha firmato la propria condanna». Un filo doppio lega la popolazione del Centro storico con il settore economico che, più di ogni altro, ha contraddistinto la città nel corso dei secoli: questo è ciò che emerge da un rapporto statistico-economico realizzato da Confartigianato Imprese Venezia che verrà presentato venerdì 15 febbraio alle ore 17 nell'Aula Magna dell'Ateneo Veneto in Campo San Fantin nel corso del convegno aperto al pubblico "Sappiamo dove va Venezia? Quel che resta della Città d'acqua e del suo artigianato" (info e registrazione gratuita a questo link).

I dati

«Dallo studio - spiega Enrico Vettore, responsabile Categorie di Confartigianato Imprese Venezia e curatore della pubblicazione - emerge che nel 1976 il centro storico contava 102 mila abitanti; oggi ne rimangono meno di 54 mila. Sempre in quell'anno si registravano 2.207 artigiani che nel 2018 si riducono a 1.087: nell'arco di poco più di quarant'anni residenti e imprese artigiane si sono dunque dimezzati. L'emorragia di imprese è sì nella quantità, ma soprattutto nella qualità. Anche in questo caso il connubio Centro storico/Artigianato è evidente. Emerge il quadro di una città sbilanciata sia dal punto di vista demografico che sociale e occupazionale, come risultato di un profondo e inesorabile processo selettivo. Via i giovani, via il ceto medio, via chi non vive direttamente di turismo o del suo indotto. Stessa sorte per l'artigianato: se resistono le aziende di servizio al patrimonio immobiliare, chiudono le attività manifatturiere e dei mestieri artistici, oltre a quelle legate ai bisogni della residenza».

L'importanza del progetto

È evidente che in assenza di interventi drastici e duraturi la città sia destinata a perdere irreversibilmente i suoi caratteri di complessità urbana. «Ed è altrettanto chiaro - ribadisce Andrea Bertoldini, presidente di Confartigianato Imprese Venezia - che la salvaguardia di Venezia non possa prescindere dalla tutela e dal sostegno di quel che resta del suo artigianato: ancora collante sociale, ancora generatore di reddito e occupazione, oltre che di bellezza e benessere». Ma la pressione del turismo non si arginerà in assenza di un progetto parallelo forte per il futuro della Città d’acqua, un progetto che può essere complementare, non alternativo al turismo. «È evidente che gli attori privati da soli non sono in grado di elaborare un tale progetto - è l'analisi di Giorgio Brunetti e Francesco Giavazzi, docenti di economia, presenti al convegno in qualità di relatori -: troppo divergenti sono gli orizzonti temporali che separano attività a rendimento immediato elevato, come appunto il turismo, da attività a rendimento altrettanto elevato ma differito. Questo è il compito della politica che deve saper volgere lo sguardo al di là dell’interesse elettorale di breve periodo. È alla politica che questo rapporto pone domande ed è dalla politica che attende risposte».

Convegno

Un'altra Venezia potrebbe essere ancora possibile, il dubbio amletico è a chi e a quanti realmente interessa. La partecipazione al convegno "Sappiamo dove va Venezia?" è libera con prenotazione consigliata sul portale eventbrite al link https://www.eventbrite.it/e/biglietti-sappiamo-dove-va-venezia-55518110162 oppure contattando la segreteria organizzativa di Confartigianato Imprese Venezia, allo 041 5299270.

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