Colpo di grazia dal Covid, il centro Tom lunedì non riapre

Presidio di alcune lavoratrici senza stipendio né cig al Comune di Santa Maria di Sala. Paura di perdere il posto. La proprietà: «Non si sa come sanificare i capi né come mettere in sicurezza il personale»

Centro Tom, presidio delle lavoratrici al Comune

Settore moda e abbigliamento in piena crisi coronavirus. Dove le difficoltà arrivavano da una fase precedente l'emergenza ha dato il colpo di grazia. Negozi e sedi produttive in perfetta salute e che avrebbero riaperto i battenti ancora due giorni fa, l'11 maggio, al momento di rialzare le saracinesche vedono i nodi arrivare al pettine. Come sanificare capi di abbigliamento e accessori? Come trasmettere sicurezza ai clienti e garantirla ai lavoratori? Il centro Tom di Santa Maria di Sala ha già deciso di non riaprire i battenti lunedì 18 maggio. La scorsa settimana l'incontro con lavoratori e sindacati per dipanare i dubbi e confermare la decisione.

La cassa in deroga

Alcune dipendenti avevano presidiato il Comune il 4 maggio chiedendo certezze sul futuro dell'occupazione e liquidità. «Vogliamo i soldi», lo slogan per reclamare lo stipendio non pagato. Senza versamenti da febbraio non hanno ricevuto neanche la cassa integrazione in deroga, come altri lavoratori che devono attendere i tempi tecnici. In questo caso la proprietà ha fatto sapere «che è illegale anticiparla, le linee guida della Regione non lo permettono. Ma ci auguriamo che il governo e l'Inps risolvano al più presto questa situazione». Cosa che la maggior parte delle aziende e gli Enti pubblici stanno ribadendo in questi giorni. Mentre va in scena lo scaricabarile tra Stato e Regioni sulla lentezza del sussidio, la pesantezza burocratica e l'inadeguatezza della misura, imprese e lavoro soffrono. La richiesta al centro Tom ad ogni modo è stata confermata dalla Regione Veneto per un periodo di 9 settimane. Successivamente verrà inoltrata un'altra domanda per uno ulteriore di 4. 

I costi

Per lo stipendio mancante invece, secondo sindacati e lavoratori, l'impresa si sarebbe giustificata dicendo che c'è stato un azzeramento delle entrate di cassa del periodo. «Alla richiesta di informazioni in merito a un piano aziendale per il futuro la società ha risposto che a breve avrà un incontro con le tre sigle sindacali». «Sulla fase 2 i lavoratori sono al corrente del fatto che andremo a sfruttare tutta la cassa integrazione anche per le prossime settimane. Non sarà infatti possibile aprire lunedì 18 maggio. Attendiamo le linee guida ma le condizioni non sembrano compatibili con l'apertura di strutture grandi come la nostra - afferma l’amministratore delegato Luigi Ardizzoni -. Sono troppi i dubbi e i rischi per una realtà che ha dei costi fissi molto alti».

La sanificazione

Il centro Tom, ha spiegato, così come altri centri commerciali, non sarebbe in grado di coprire le spese riducendo dell'80% gli ingressi dei clienti (per non superare la soglia di "un cliente per un commesso"), garantendo la continua sanificazione degli spazi e della merce, ogni volta che viene provata. «Abbiamo fatto delle prove e quasi tutti i capi si rovinano dopo le sanificazioni effettuate secondo le modalità richieste: saremmo costretti a eliminare a breve il 50% dei prodotti. Ma il problema principale - aggiunge Ardizzoni - è proprio la sicurezza dei nostri dipendenti e dei clienti. In caso di malattia, con le leggi attuali, la responsabilità ricadrebbe sul centro Tom».

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Il colpo di grazia

La proprietà spiega anche che «al Tom Village gli effetti del Covid-19 si sono visti prima del decreto che ne ha stabilito la chiusura. Da settimane l'attività del centro era fortemente rallentata. Le aziende che erano in locazione all'interno del Tom hanno sospeso il pagamento dell'affitto. Questo ha avuto ripercussioni su alcuni obblighi verso il personale che è interamente, dal 12 marzo, in cassa integrazione, e verso alcuni fornitori. Ma siamo in attesa del finanziamento che abbiamo richiesto ma non ancora ricevuto dallo Stato». Moda, abbigliamento e calzature «sono in alto mare», dice il presidente metropolitano di Federazione Moda Italia e Confcommercio Venezia, Giannino Gabriel. «Servono modalità per la riapertura in sicurezza e misure di supporto. Le imprese devono sapere come gestire clienti, collaboratori e fornitori, e qual è e di quanto è il sostegno messo in campo dal governo. Occorre avere un'idea di come sarà lo shopping dopo il Covid-19».

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