«Al turismo Veneto serve l'apporto dei connazionali e tanta qualità»

La ricetta di Confartigianato Imprese. Bonomo: «Dobbiamo rafforzarci unendo ambiente, patrimonio e produzioni». Tra marzo e maggio un buco da 4,5 milioni di arrivi e 12,5 milioni di presenze

Trovare il modo di intercettare turisti italiani che lo scorso anno sono andati all'estero tra giugno e dicembre. Un numero considerevole, 12,7 milioni di nostri connazionali, che potrebbe lenire le ferite dell'assenza degli stranieri da qui a fine anno. Lo sostiene Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato imprese Veneto. Marzo, aprile e maggio: un “buco” da 4,5 milioni di arrivi e 12,5 milioni di presenze (il 67,4% stranieri). Per Bonomo il piano di rilancio turistico del territorio veneto deve puntare sugli italiani. 

Connazionali

Le imprese artigiane venete coinvolte nel turismo sono 16.489. Nel primo trimestre ne sono cessate 521 (6 al giorno) il 14,3% di tutte le cessazioni del periodo. «Se vogliamo salvare il tessuto imprenditoriale veneto dedito al turismo da qui a fine anno dobbiamo attivare tutti gli strumenti utili a intercettare il maggior numero possibile di connazionali che, molto probabilmente, rimarrà in Italia per le vacanze. Dobbiamo puntare sulla qualità», per Bonomo, con un ragionamento analogo all’export: la desiderabilità.

Destinazione esclusiva

«Mi ha colpito - afferma Bonomo - che in un noto campeggio del Cavallino, al ponte del 2 giugno, hanno soggiornato 1.300 veneti. Una quota mai raggiunta a detta degli stessi titolari. Ci sono grandi margini di crescita di turismo domestico se miglioriamo la conoscenza dei veneti e degli italiani sulle bellezze della nostra regione. Dobbiamo rafforzarci come meta esperienziale unendo ambiente, patrimonio culturale e produzioni, agendo sulla leva della desiderabilità e non sull’offerta a basso costo. La differenza è che a spostarsi è il consumatore e non il prodotto. Bisogna rilanciare il Veneto come destinazione esclusiva». 

Le presenze

I 100 giorni di lockdown hanno fatto venire meno le presenze del 2019 nelle cinque destinazioni, mare, città d’arte, lago, montagna e terme, nei mesi di marzo, aprile e maggio. Meno 4 miliardi di fatturato: in fumo almeno 3 miliardi di consumi turistici. La Ue ha fissato due date simboliche per la riapertura delle frontiere: il 15 giugno per i Paesi membri e il primo luglio per gli altri. Dalla fotografia sul turismo in Veneto scattata dall’ufficio studi di Confartigianato Imprese Veneto emerge che il periodo da giugno a dicembre vale circa il 76,7% del movimento turistico complessivo regionale: oltre 14 milioni di arrivi e 54 milioni e mezzo di presenze. Il 68,7% delle quali imputabili a stranieri (37 milioni e mezzo) e quindi in forte dubbio, considerando l’estrema incertezza della situazione. 

Cessazioni

Uno scenario complesso e preoccupante che impatta direttamente sulla vita di 16 mila cinquecento imprese artigiane venete, quelle coinvolte più direttamente dal turismo (abbigliamento e calzature, agroalimentare, altre industrie manifatturiere, attività ricreative, culturali e intrattenimento, bar, caffè e pasticcerie, giornali, guide, editoria, orafi, ristorazione, trasporto persone). Si tratta del 13,2% del totale artigianato che, nei primi tre mesi del 2020, hanno fatto registrare ben 521 cessazioni (pari al 14,3% del totale chiusure).

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