Confcommercio: «Per riaprire no a termoscanner e tute da marziani. Sì al buonsenso»

L'appello del presidente Zanon: «Linee guida, protocolli, comportamenti standard rischiano di schiacciare le nostre aziende. Meno globalità, più sicurezza e qualità per la ripartenza»

Ristoranti con separazioni in plexiglass, archivio

Riaprire le attività: «Sì ma con regole chiare e in sicurezza». È questo l'appello del presidente di Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia Massimo Zanon che raccoglie dubbi e interrogativi che attanagliano gli imprenditori in questi giorni, quando ormai manca poco a ripartire. «Le attività sono condannate a riaprire in un mercato del tutto sconosciuto e pieno di incognite per tutti, senza salvagenti e senza rotta - dice Zanon - con il rischio di un naufragio di massa».

Il buon senso

Per Zanon, «le incertezze sui protocolli di sicurezza e la confusione sulla comunicazione circa le precauzioni da prendere alla riapertura, forse per l'interesse strategico di qualche potentato economico, stanno impaurendo molte delle imprese che si accingono a riavviare la macchina». Solo qualche settimana fa, ricorda il presidente, si erano ipotizzati i box in plexiglass negli stabilimenti balneari. «Bene ha fatto il nostro governatore Luca Zaia a intervenire per ricordare a tutti che ci vuole buon senso», afferma. Ma il rischio che si corre è alto, spiega Zanon, per le piccole aziende abituate alla cura del cliente, ai particolari, alla qualità e alla soddisfazione delle esigenze, se ciò che ora conta è applicare regole standardizzate con modelli meccanici di comportamento, che bene si adattano alle grandi unità produttive. «Durante il lockdown abbiamo riscoperto il grande ruolo dei negozi di vicinato a conferma che il modello pluralistico di un mercato (piccole, medie e grandi imprese) è un grande valore per il nostro Paese».

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La territorialità

«Corre un grande rischio la nostra ristorazione tradizionale, che potrebbe trovarsi in pochi mesi con un mercato fatto da pochi ristoranti stellati e da una miriade di locali a catena, di take way, di delivery, con al centro non la persona, ma il fatturato e l’efficienza gestionale - dice il presidente di Confcommercio - I numeri in Veneto ci sono già: migliaia di imprese e decine di migliaia di posti di lavoro bruciati. Potrebbe essere la fine per i numerosi e bravissimi micro-produttori agroalimentari veneti a fronte di industrie alimentari globali. Le nostre imprese, piccole, medie e grandi - conclude - sanno cosa fare per riaprire in sicurezza, tutelando clienti e lavoratori, senza soccombere a chi propone linee guida e protocolli pieni di termoscanner, di pannelli divisori in plexigas, di sanificazioni da sala operatoria, di tute da marziani».

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