Il futuro è nelle nostre mani, assemblea Confindustria: «Venezia laboratorio per il Paese»

«Il territorio dimostra con i dati di essere vitale. Nonostante la crisi abbiamo fatturato, nel 2016, 27 miliardi tra piccole e medie imprese. Le Zes sono strumento formidabile per la crescita»

Foto: Il presidente di Confindustria Venezia e Rovigo, Vincenzo Marinese, il presidente Confindustria nazionale Vincenzo Boccia e il sondaco di Venezia Luigi Brugnaro

«Il presidente Marinese lancia una serie di proposte per la crescita, l'economia e l'occupazione. E Venezia è specchio per il resto del Paese - dice il presidente nazionale di Confindustria Vincenzo Boccia che è a Venezia, giovedì, in Marittima, all'assemblea della confederazione: 'Il futuro è nelle nostre mani, il piano Industriale per Venezia metropolitana' -. Occorre rimettere la centralità del lavoro come grande obiettivo del Paese. Se c'è un rallentamento il governo non deve ricorrere al deficit ma creare occasioni di occupazione e riaprire i cantieri, utilizzare risorse già stanziate. L'autonomia è un pezzo importante delle questioni del paese ma occorrono misure di politica economica che riguardano tutte le regioni, e non possono risolversi solo con l'autonomia. La clausola di supremazia è importante per temi come quello energetico, altrimenti qualsiasi regione potrebbe bloccare argomenti di interesse nazionale». All'assemblea generale hanno preso la parola, tra gli altri, anche il presidente del Veneto Luca Zaia e il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, il presidente nazionale di Confindustria Vincenzo Boccia».

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«Credete in Venezia»

«A Venezia abbiamo dimostrato di investire sulla giustizia, sulla sicurezza, sul lavoro - commenta il sindaco Brugnaro - . Siamo una democrazia e difenderemo la libertà fino in fondo. Cominciamo da Venezia, credete in Venezia, una città di scienza, di tecnologia e di storia. È un diritto dei veneziani metropolitani avere un futuro e avere un lavoro. Se vogliamo parlare di inquinamento, tema di respiro globale, iniziamo da Venezia. A Venezia ha riaperto la Pilkington, e ha assunto, Eni ha riavviato la Raffineria, il Porto va benissimo, abbiamo riavviato le macchine. Continuiamo a lavorare passo dopo passo, e dico ai giovani: restate a Porto Marghera, restate a Mestre, restate a Venezia».

«Dall’ultimo rapporto del Censis - dice il presidente di Confindustria Venezia e Rovigo - emerge l’immagine di un Paese sempre più disgregato, impaurito, incattivito, impoverito, oltre che anagraficamente vecchio. Ne esce un’Italia in vistoso declino, orfana di concrete prospettive di crescita, sia individuali che collettive. Questi giudizi finiscono per condizionare negativamente l’attività quotidiana di noi cittadini. È una situazione da cui dobbiamo liberarci, perché il nostro Paese, la nostra regione, l’area vasta di Venezia e Rovigo, dispongono di risorse straordinarie che richiedono solo di essere liberate, potenziate, messe al servizio della comunità. Infatti, l’economia veneta, che conta 9 aziende ogni 100 abitanti, regge grazie ad un’enorme capacità imprenditoriale che ha creduto nelle proprie potenzialità e ha saputo affermarsi in tutto il mondo».

Il piano di Confindustria

«Vogliamo lanciare da questa assemblea una sfida indiscutibilmente ambiziosa, ma al tempo stesso decisiva - dice Marinese - per il futuro del nostro territorio: provare a tracciare le coordinate delle nuove rotte della crescita. E lo facciamo attraverso un vero e proprio piano industriale, che oggi ufficialmente vi presentiamo. Lo studio è centrato principalmente su due precisi indicatori economici: gli investimenti privati e i posti di lavoro. Si tratta, in sostanza, di una proiezione che indica come il nostro tessuto produttivo, in determinati siti, possa svilupparsi e trasformarsi insieme alla vita dei cittadini. Lo studio evidenzia i punti di forza dell’area metropolitana di Venezia e Rovigo: un PIL medio pro capite di 33.000 euro l’anno, un capillare sistema di piccole e medie aziende dotate di grande flessibilità, capacità di innovazione e propensione all’export. La presenza di università e centri di ricerca di riconosciuto prestigio, un patrimonio culturale unico al mondo, accanto a una classe politica lungimirante, capace di ridurre il debito, come per il Comune di Venezia, e una sanità regionale che rappresenta un esempio di buona gestione. Nonostante la sua indiscussa qualità, il nostro sistema produttivo, come dicevo, da solo non può affrontare gli scenari commerciali di un futuro che è già presente. Il piano industriale, dunque, ci consentirà di giocare a pieno la partita internazionale in corso».

Infrastrutture

«Dobbiamo rapidamente trovare il modo di migliorare la nostra offerta portuale e retroportuale - continua il presidente Confindustria Venezia  -  per non rischiare di perdere del tutto quei traffici che vedono oggi la Cina al primo posto per connettività marittima e l’Italia solo al diciannovesimo. Mi limito a proporvi l’esempio del nostro porto commerciale, che d’altro canto rappresenta per la nostra area una pietra d’angolo: esso movimenta ogni anno oltre 25 milioni di tonnellate di merci. È indispensabile adottare nel più breve tempo possibile una serie di azioni fondamentali, in primis favorire le zone franche e sviluppare le cosiddette Zone Economiche Speciali (Zes). Si tratta di uno snodo davvero strategico, che rappresenta la struttura portante della nostra analisi».

Le Zes

«Sono formidabili strumenti di crescita - spiega il presidente Confindustria Venezia e Rovigo - che a livello internazionale hanno dato prova di favorire lo sviluppo dei mercati e delle economie, prima fra tutte quella della Cina. Sono ciò che Deng Xiaoping aveva definito “le porte aperte” dell’economia cinese al capitalismo. Basti pensare che attualmente sono attive nel mondo più di 4.000 tra Zone franche e Zone economiche speciali, in cui vengono impiegati 68 milioni di lavoratori e dove si attivano scambi commerciali per 500 miliardi di dollari all’anno. Esse hanno alimentato lo sviluppo economico di Paesi come la Giordania, il Marocco, la Turchia, per non parlare di casi di assoluto rilievo europeo, a partire dalla Polonia. Teniamo presente che la normativa europea ci consente di attivare agevolazioni e supporti economici alle aziende in specifiche aree, che potrebbero essere ricomprese in un’unica Zes fino al 31 dicembre 2019. Si tratta infatti di Comuni che cito uno per uno in modo tale che tutti i sindaci presenti oggi, tutti gli imprenditori e tutti i cittadini abbiano consapevolezza di ciò che spetta loro di diritto. Per il Comune di Venezia: Porto Marghera, Campalto, Murano, Arsenale, Zona Portuale e Tronchetto. Per la Provincia di Rovigo i comuni di: Bagnolo di Po, Bergantino, Calto, Canaro, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Ceneselli, Ficarolo, Fiesso Umbertiano, Gaiba, Melara, Occhiobello, Polesella, Salara, Stienta, Trecenta. Nel complesso, abbiamo stimato che si potrebbero attrarre risorse su 385 ettari a destinazione produttiva, oggi inutilizzati o abbandonati. In questi siti si potrebbe incentivare l’investimento d’impresa, concedendo crediti d’imposta, esenzioni e riduzioni sui contributi previdenziali e assistenziali dei lavoratori. Il tutto insieme a semplificazioni amministrative che rendano meno burocratica l’acquisizione delle autorizzazioni necessarie agli insediamenti produttivi. Voglio anche ricordare che attualmente la legge italiana consente le Zes soltanto per le Regioni del sud Italia. L’Europa, per la Zes non ci pone vincoli. Ebbene, questo è un passo, come si vede, ricco di prospettive».

Porto Marghera

«Per tanti anni, è stata considerata un grande asset per tutto il Veneto, un’infrastruttura unica che andava assolutamente valorizzata e reindustrializzata. Frenava il suo sviluppo il problema delle passività ambientali, a sentir comune. Lo abbiamo risolto qui, stabilendo le best practices per fare le bonifiche. Sono stati stanziati i fondi per completare i marginamenti: manca il 3%. Eppure, le volture dei progetti sono ferme; i soldi stanziati non sono erogati, le modifiche ai piani non vengono approvate e siamo ancora al palo. Io vi dico ancora una volta che il problema è la burocrazia. Altrimenti, per quale motivo non vengono sbloccati i soldi, già nelle casse del Cipe, per finire i marginamenti? Perché non si emana un decreto che escluda Porto Marghera dal sito d’interesse nazionale, istituito tempo fa con presupposti diversi e in condizioni ormai superate? Porto Marghera deve diventare una questione nostra, veneta, veneziana; oggi è occupata per l’85% e non può essere gestita da lontano, da chi ha la percezione che si tratti di un’area in abbandono e scarsamente strategica. Mi piacerebbe che un giorno il ministro dell’Ambiente venisse qui, per verificare di persona che quest’area non può essere un disegno sterile su una cartina geografica, ma è un cuore pulsante di industrie e lavoratori, è una risorsa preziosa che non può rimanere congelata ulteriormente».

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