Boom di pensioni d'anzianità nel Veneziano, il loro numero è raddoppiato rispetto al 2015

I dati dello Spi Cgil del Veneto sono netti: +94,2% nel 2016, passando a 2.651 pensioni erogate a fronte delle 1.365 di 12 mesi prima. "Colpa" dei disincentivi della legge Fornero

Angiola Tiboni,

Erano rimasti "ingabbiati" negli intricati meandri della legge Fornero, costretti a rinviare di anni il sospirato approdo alla pensione. Nell'arco del 2015, però, hanno finalmente maturato i requisiti per uscire dal mondo del lavoro, facendo crescere del 94% il numero di pensioni di anzianità. È così che molti anziani veneziani nel 2015 hanno raggiunto l'agognato riposo, regalando alle statistiche numeri da record. 

Nella provincia lagunare, secondo quanto dichiara in una nota il sindacato Spi Cgil, nel 2015 le nuove pensioni liquidate ed erogate sono oltre 1.600 in più dell'anno precedente e, all'interno di questa cifra, il numero di assegni di anzianità è cresciuto del 94,2%, passando a 2.651 pensioni erogate, contro le 1.365 dell'anno precedente.

"Per scoraggiare l'accesso alla pensione anticipata ai lavoratori che non hanno compiuto i 62 anni di età con 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne - spiega Rita Turati, segretaria generale dello Spi del Veneto - la riforma Fornero del 2011 aveva introdotto un sistema di disincentivi che colpivano l'importo della pensione. La penalizzazione consisteva nel taglio dell'assegno pensionistico per ciascun anno di anticipo rispetto al 62esimo anno di età, con una riduzione pari all'1% per ciascuno degli ultimi due anni che mancano ai 62 e del 2% per ciascuno degli anni che mancano per il compimento del 60esimo anno. La legge di stabilità dell'1 gennaio 2015 ha congelato l'applicazione della riduzione".

Andare in pensione, in sintesi, non conveniva al portafoglio. Altro motivo del boom, come ricorda ancora Turati, è legato all'opzione donna "i cui requisiti dovevano maturare entro il 31 dicembre 2015". Come detto, nel 2015 l'Inps ha liquidato nel Veneziano 9.388 pensioni contro le 7.760 dell'anno prima (+21%). In pratica, sul totale delle pensioni erogate, quelle di anzianità rappresentavano nel 2014 il 17,6% del totale, nel 2015 la percentuale è salita di circa 11 punti, arrivando a quota 28,1%. La seconda tipologia di assegno previdenziale a livello numerico è relativa alla reversibilità, che riguarda per lo più donne.

A livello di categorie, invece, le pensioni liquidate nel Veneziano riguardano per lo più lavoratori dipendenti cui spetta il 45% delle posizioni previdenziali accolte nel 2015, con un aumento del 32,5% in confronto al 2014. Poi, a seguire, troviamo gli artigiani (847 pensioni liquidate lo scorso anno, contro le 1.131 dell'anno prima, con un incremento del 33,5%) e i commercianti (758 contro 938, con un più 22,8% sull'anno prima).

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"Il congelamento dei disincentivi per chi ha tutto il diritto alla pensione di anzianità, come succedeva prima della riforma Fornero - spiega Angiola Tiboni, segretaria generale dello SPI CGIL  di Venezia - è solo il primo passo di una serie di modifiche sostanziali di quella sciagurata riforma che, mi auguro, sia possibile concertare con il governo nelle trattative avviate con tutti e tre i sindacati dei pensionati. Sulla strada dell'auspicato cambiamento dobbiamo puntare a modifiche strutturali della riforma Fornero perché abbiamo macigni da rimuovere, come il previsto aumento di quattro mesi ogni tre anni dell'età pensionabile che già è fissata a 66/67 anni sulla base dell'aumento delle aspettative di vita. Altro capitolo da affrontare - continua Tiboni - è la valorizzazione della pensione dei lavoratori precoci che hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 18 anni. In più c'è il capitolo donna che oggi continua ad essere penalizzata come dimostra il fatto che solo il 20% delle pensionate riesce ad avere i requisiti per un assegno di anzianità a causa della discontinuità dei versamenti. la legge di stabilità ha previsto per le lavoratrici del settore pubblico e privato di andare in pensione a 57 anni e 3 mesi (58 e 3 mesi se autonome) con 35 anni di contributi ma a condizione di accettare una pensione calcolata con il metodo contributivo. Questo significa che avranno pensioni molto basse".

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