Gli edili tirano un sospiro di sollievo. «Liberalizzare appalti e subappalti»

Ance Venezia: «Le regole ci sono, lo Stato deve controllare. No a troppe tasse, uccidono l'iniziativa. Bene ispettori Spisal in più per la sicurezza sul lavoro». Fillea Cgil: «Ancora troppi gli infortuni»

Panoramica Venezia, archivio

Ha iniziato a tirare un sospiro di sollievo il settore delle costruzioni edili del Veneziano. A dirlo è il presidente di Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Venezia, Giovanni Salmistrari, che in una conferenza stampa di sabato 21 dicembre, all'hotel Sofitel di piazzale Roma, ha tracciato un bilancio del comparto. Sono piccole cifre, ma positive, quelle che risultano dalla differenza tra operai, imprese e ore lavorate da ottobre 2017 a settembre 2018, e quelli da ottobre 2018 a settembre 2019. Si contano 30 aziende in più in due anni. «Resto cauto - anche se il dato desta ottimismo, dice Salmistrari - purtroppo l'articolo 4 della legge fiscale potrebbe aver incoraggiato un aprire e chiudere di imprese che cercano di eludere i versamenti contributivi». La disposizione, in parte poi modificata, prescriveva che si dovesse versare anticipatamente la previdenza dei dipendenti al committente. Che poi a sua volta li avrebbe pagati in tasse. Una norma fatta per contrastare il lavoro nero. «Allora come costruttori - dice Salmistrari - abbiamo chiesto una verifica del Durc (regolarità contributiva), tutti i mesi, mentre lo Stato ha deciso di fissarla semestralmente. In genere non si riesce a verificare e scoprire l'irregolarità di un'impresa prima dei 2 anni, perciò, se nei mesi precedenti non sono stati pagati i contributi, l'azienda ha tutto il tempo di chiudere i battenti. Per aprire poi magari sotto diversa ragione sociale, senza lasciare traccia», e senza che il fisco possa più chiedere conto del pregresso contributivo non versato, a meno di non trovare legami fra vecchia e nuova impresa. «Speriamo che queste 30 new entry non siano così - afferma il presidente Ance Venezia - io continuo a dire che il mio mestiere è il più bello del mondo, ma servirebbero meno lacci e lacciuoli: il fisco, così com'è, massacra fin dall'inizio qualsiasi iniziativa».

Le white list

Pensa subito agli appalti Salmistrari: «L'Europa dice che il subappalto è irregolare. Ma è impossibile che un'impresa abbia al suo interno tutte le professionalità e le maestranze necessarie a un processo produttivo. Neanche in Europea è previsto. Nel dopoguerra, nel pieno del boom economico, era diversa la situazione e le imprese potevano permettersi di avere tutti gli addetti alle proprie dipendenze, perché la domanda era imponente. Ma i tempi sono cambiati e i dipendenti continuano a costare tanto, tal quale a quello che costavano negli anni '50, in termini contributivi. In Italia oltretutto l'impresa ha anche una responsabilità sulla regolarità degli appalti, specie nel pubblico. Non si vede per quale motivo debba conoscere l'eventuale presenza di legami mafiosi negli appalti. Se sono legate alla criminalità - dice Salmistrari - semplicemente certe imprese non dovrebbero esistere, come le white list delle Prefetture».

Sicurezza

Del fatto che i controlli, anche delle committenti su appalti e subappalti, restino un anello fondamentale della legalità e della sicurezza, sono convinti i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. Al tavolo regionale del 9 dicembre scorso, le sigle sono tornate a chiedere alla Regione di convocare il tavolo di coordinamento, annunciato dal presidente del Veneto Luca Zaia nel 2018, annus horribilis per gli incidenti sul lavoro, e mai riunito. Gli ispettori Spisal, per la sicurezza nei luoghi di lavoro, che sarebbero dovuti aumentare in due anni di 60 unità (30 entro il 2018, e almeno altrettanti nel 2019), «sono appena 8 in più rispetto ai 127 del 2018. Un numero inaccettabile - tuonano i sindacati - per un tessuto produttivo che, per essere vigilato, avrebbe bisogno almeno del doppio degli ispettori attualmente in forze». Legalità e sicurezza vanno a braccetto, infatti, per Cgil, Cisl e Uil. Un punto che Ance sottoscrive quello della sicurezza, a carico, però, dello Stato, non delle imprese. «Le regole ci sono, specie negli appalti pubblici - afferma Salmistrari - Sono convinto che enormi passi avanti in tema di sicurezza sul lavoro siano stati fatti nel nostro settore, nei cantieri, sul rispetto delle norme». Mentre per il segretario della Fillea Cgil Venezia, Francesco Andrisani, «la situazione appare sostanzialmente invariata. Non abbiamo ancora il dettaglio del dato numerico aggiornato - dice - ma sappiamo che in linea generale, a fronte di un calo delle morti bianche, si è registrato un aumento degli infortuni nel Veneziano e il settore edile è il secondo, dopo quello dell'agricoltura, a patire maggiormente per gli incidenti sul lavoro».

I subappalti

«Sarei per sbloccare il limite del subappalto, oltre gli attuali 30-40% - afferma Salmistrari». Percentuale che per Andrisani «è altissima». Sarebbe più corretto e in linea con gli altri Paesi, per Ance Venezia, revocare immediatamete l'appalto in caso di irregolarità, senza che si inneschino ricorsi e contenziosi che rallentano i procedimenti. «Poche norme, chiare e semplici - conclude Salmistrari - I controlli nell'appaltistica pubblica oggi sono strettissimi, non scappa uno spillo. Io non dico che l'impresa non debba esistere, ma da qui a estremizzare dicendo che anche il pittore deve essere dipendente dell'impresa, si passa a una condizione irreale. Eliminare i subappalti non è la soluzione alle infiltrazioni mafiose e alla mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro».

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