Ferry boat dal Tronchetto al Lido, chiesto l'accesso agli atti per le spese e i finanziamenti

Il documento del consigliere comunale Renzo Scarpa in accordo con Articolo Uno. «Servizio indispensabile, i soldi vanno trovati». Il Comune rinuncia a parte dei fondi trasferiti da Actv

Ferry boat, foto di archivio

Dal locale al regionale la gestione del trasporto pubblico in emergenza coronavirus continua a essere bersaglio di critiche di cittadini e parte della politica. A Venezia, sulla vicenda delle auto che non hanno potuto salire a bordo del ferry a piazzale Roma, giovedì sera per andare al Lido, come aveva annunciato ha depositato una richiesta di accesso agli atti il consigliere comunale Renzo Scarpa. Non tanto e non solo per l'accaduto, ma per capire quanti e quali fondi vengono impiegati nella gestione del traghetto. 

La richiesta

«Un mezzo senza il quale per il Lido è impossibile la sopravvivenza, perché perfino derrate e medicinali raggiungono l'isola attraverso il trasporto dei mezzi di terra, a bordo del ferry», spiega Marino Chiozzotto di Articolo Uno Venezia. «Si chiede di avere visione e copia dei seguenti atti - si evince dal documento -. Relativamente al servizio di collegamento con motozattera tra Lido di Venezia e Tronchetto, si chiede di conoscere: l’ammontare del valore e dei costi della produzione annuali dell’ultimo quinquennio, l’importo di fatturazione di Actv Avm al Comune di Venezia per il medesimo servizio, l’ammontare complessivo annuale del ricavo da “titoli di viaggio”, di qualunque genere, nell’ultimo quinquennio (2015-2019), l’ammontare annuale del ricavato dei titoli di viaggio turistici. La richiesta è stata inoltrata ad Avm, all'attenzione del direttore del gruppo Giovanni Seno».

Il finanziamento e le partecipate

Il trasporto pubblico locale si regge su tre tipi di entrate, come spiega Scarpa: trasferimenti statali per Venezia, che ammontano a 70 milioni di euro all'anno, divisi fra navigazione, terraferma e tram; biglietti e abbonamenti di residenti e pendolari, 40-45 milioni di euro e circa all'anno, oltre a 100 milioni di euro da bigliettazione turistica. Il ferry non riceverebbe finanziamenti dallo Stato. La Regione distribuisce ai Comuni i fondi che provengono dallo Stato, che negli scorsi sono diminuiti su Venezia per via della presenza turistica. L'assessore Zuin si è impegnato a rafforzare le linee e infatti venerdì è stato fatto e annunciato da Actv per il traghetto. Dice Scarpa, «quel servizio è indispensabile e i soldi vanno trovati, non è escluso che ci debba pensare anche il Comune razionalizzando le strutture delle partecipate che hanno costi enormi. Sono - dice - vere e proprie voragini - Hanno propri servizi informatici, di comunicazione, legali. Venice, ad esempio, ha 90 dipendenti e fa solo servizi informatici. Dentro Veritas ce ne sono altri 25 addetti alla stessa funzione. Non bastano quelli di Venice? Occorre privilegiare i servizi per i cittadini piuttosto che per foraggiare l'elefantiaco sistema di queste aziende», afferma.

La norma del commissario

Eppure, conferma l'assessore Zuin presentando il bilancio oggi in conferenza, grazie a una norma prevista dall'allora commissario del Comune Vittorio Zappalorto, l'amministrazione veneziana riceve ogni anno un contributo da Actv, la sua partecipata. In condizioni normali il contributo è di 11 milioni, una cifra importante che, in particolar modo nelle ultime settimane, ha destato polemiche. «Visto il quadro - dice Zuin - in molti hanno chiesto che il Comune rinunci al trasferimento». Oggi l'assessore ha annunciato che sarà così e che il Comune, anzi, restituirà alla società i soldi che in base all'accordo Zappalorto vengono incassati direttamente dal Comune. «Visto il calo delle entrate, non si tratterà di 11 milioni, ma di una cifra compresa tra i due e i tre milioni». 

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Le opposizioni

«Il caos accaduto a piazzale Roma al molo del traghetto per il Lido è la conferma definitiva dello sbando che sta vivendo il trasporto pubblico a Venezia - per Gabriele Scaramuzza segretario di Articolo Uno regionale. Non può essere invocata la mancanza di risorse - afferma il segretario - perché nel decreto Rilancio sono inseriti 500 milioni di euro proprio per le aziende del trasporto pubblico locale, mentre né Comune, né Regione Veneto hanno finora stanziato un euro per la mobilità pubblica dei cittadini veneziani». Critiche anche da Erika Baldin, consigliera regionale Movimento 5 Stelle Veneto che si rivolge all'assessore regionale ai Trasporti, Elisa De Berti. «Abbiamo seguito la conferenza dell'assessore De Berti, sperando fornisse cifre esaustive e indicazioni chiare anche su Venezia e i suoi vaporetti - scrive - Se la previsione del buco per il tpl di tutto il Veneto, acqua più ferro più gomma, è di 150 milioni di euro – conclude Baldin – la Regione ci dia un'interpretazione autentica sulle notizie del baratro di 100 milioni dichiarato da Actv, e chiarisca se sono o meno compresi gli importi della cassa integrazione che rifonderà lo Stato».

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