Safilo, verso l'accordo quadro

L'incontro al Mise spostato in Assindustria a Padova. Sindacati nazionali e regionali al tavolo. Impegno dell'azienda a svolgere, entro il 14 febbraio, incontri locali. Poi si torna al ministero

Safilo, archivio

Doveva essere un incontro al ministero dello Sviluppo economico (Mise) quello di oggi, mercoledì 5 febbraio, legato alla vertenza Safilo. Invece è stato delocalizzato lontano dagli organi governativi, nella sede di Assindustria a Padova. Al tavolo, per la parte datoriale, il direttore risorse umane Alessandro Visconti Prasca, il responsabile operation Fabio Roppoli, Assindustria e Confindustria. Per quella sindacale gli stessi rappresentati nazionali e regionali delle sigle Filctem, Femca e Uiltec di Cgil, Cisl e Uil, seduti al ministero il 27 gennaio scorso a Roma, quando era stato presente l'ad Angelo Trocchia del gruppo.

I sindacati avevano chiesto con forza il confronto in sede ministeriale anche questa volta, per portare azienda e governo a una forte assunzione di responsabilità sugli esuberi dichiarati, 700 fra Veneto e Friuli Venezia Giulia, e sulla chiusura dello stabilimento di Martignacco (Udine). Contro la perdita della sede in provincia di Udine lavoratori e sindacati hanno tentato ogni dialogo e confronto, raccontano i rappresentanti. «Safilo voleva la firma della mobilità subito. Si è riusciti a portare lo scontro sul terreno di un confronto». A Longarone si è parlato di solidarietà per i 400 addetti, non più di cassa integrazione. A Padova ha preso piede una ipotesi di incentivi all'esodo, trattandosi di 50 lavoratori. A Martignacco un advisor (intermediario) intesserà le trattative per la vendita dell'attività a un'altra società, dove ricollocare i lavoratori che nel frattempo rimarranno coperti dalla Cigs (cassa integrazione straordinaria) e verranno formati attraverso i programmi regionali di outplacement per il reinserimento al lavoro.

L'incontro si è chiuso con un impegno dell'azienda a svolgere, entro il 14 febbraio, una serie di incontri locali nelle tre sedi maggiormente interessate dalla crisi, Longarone, Padova e Martignacco, e a rifissare un nuovo tavolo al Mise per la sigla di un accordo quadro. Di Santa Maria di Sala non si è mai parlato, ufficialmente. Ufficiosamente sì. L'unica sede Safilo risparmiata ha un presente garantito dalla presenza delle commesse Kering, gruppo del settore del lusso con sede a Parigi. Un milione e 800 mila pezzi quelli commissionati al Veneziano, «che dovrebbero esser fatti aumentare», secondo i sindacati. Sono infatti in scadenza Dior e Fendi. Ed entro giugno 2021 se ne andrà anche l'altra francese, Givenchy. In questo anno e mezzo i sindacati vorranno capire meglio la situazione e chiederanno un impegno preciso di Safilo a mettere al sicuro davvero Santa Maria di Sala.

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Venerdì 21 febbraio si riunirà a Longarone il gruppo di lavoro sul Made in Italy nel settore dell’occhialeria, con il coinvolgimento di docenti universitari degli atenei veneti (Padova, Cà Foscari, Iuav e Verona) e di alcuni referenti del sindacato e delle imprese.  A convocarlo è l’assessore al Lavoro e alla Formazione della Regione Veneto, Elena Donazzan, che ha anche preannunciato una azione specifica di outplacement da attuarsi in relazione alla vertenza Safilo.

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